sabato, 30 giugno 2007,13:08
Mercy Seat


It began when they come took me from my home
And put me in Death Row,
Of which I am nearly wholly innocent, you know.
And I'll say it again
I am not afraid to die

I began to warm and chill
To objects and their fields,
A ragged cup, a twisted mop
The face of Jesus in my soup
Those sinister dinner meals
The meal trolley's wicked wheels
A hooked bone rising from my food
All things either good or ungood.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
A tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

Interpret signs and catalogue
A blackened tooth, a scarlet fog.
The walls are bad. Black. Bottom kind.
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath gathering at my hind

I hear stories from the chamber
How Christ was born into a manger
And like some ragged stranger
Died upon the cross
And might I say it seems so fitting in its way
He was a carpenter by trade
Or at least that's what I'm told

Like my good hand I
tatooed E.V.I.L. across it's brother's fist
That filthy five! They did nothing to challenge or resist.

In Heaven His throne is made of gold
The ark of his Testament is stowed
A throne from which I'm told
All history does unfold.
Down here it's made of wood and wire
And my body is on fire
And God is never far away.

Into the mercy seat I climb
My head is shaved, my head is wired
And like a moth that tries
To enter the bright light
I go shuffling out of life
Just to hide in death awhile
And anyway I never lied.

My kill-hand is called E.V.I.L.
Wears a wedding band that's G.O.O.D.
`Tis a long-suffering shackle
Collaring all that rebel blood.

And the mercy seat is burning
And I think my head is glowing
And in a way I'm hoping
To be done with all this weighing up of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And I've got nothing left to lose
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is glowing
And I think my head is smoking
And in a way I'm hoping
To be done with all this looks of disbelief.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway there was no proof
Nor a motive why.

And the mercy seat is smoking
And I think my head is melting
And in a way I'm helping
To be done with all this twisted of the truth.
A lie for a lie
And a truth for a truth
And I've got nothing left to lose
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is melting
And I think my blood is boiling
And in a way I'm spoiling
All the fun with all this truth and consequence.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of proof.
A life for a life
And a truth for a truth
And anyway there was no proof
But I'm not afraid to tell a lie.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
But I'm afraid I told a lie.
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giovedì, 28 giugno 2007,14:11
Balcone
Il balcone è un'invenzione Rinascimentale, così mi pare di ricordare.


Chissà se la vecchia del piano di sotto è davvero pazza. Vecchia lo è di sicuro. Il balcone è il suo Regno. Ricordo che, quando ero una brava bambina, una volta la aiutai a portare le buste della spesa.Era ancora abbastanza dinamica, aveva i capelli corti e tinti di marrone chiaro. Non credo di averla più vista fuori casa, da allora. Mi benedisse, io ne fui orgogliosa. Fu solo anni dopo che decisi di imputare a quella benedizione la colpa di essere diventata com'ero. Però poi il muso ingrugnito della moglie del portiere mi fece cambiare idea, era stata indubbiamente lei, ad impedirmi di trasformarmi in una meravigliosa ed agile farfalla. Poi, a casa della mia nonna paterna, ruppi uno specchio, e mi convinsi che se le cose erano finite in quel modo, fu senz'altro per colpa dei sette anni di sfortuna, ma questa è un'altra storia.

La vecchia, sì.

E' che mi diverto ad immaginare la vita delle persone. Chissà se è demenza senile, alzheimer, semplice rimbambimento od altro. Quello che ho notato, è che cerca sempre di attaccare bottone con gli sventurati che sono affacciati al balcone o alla finestra, come lei.
Chiede continuamente che giorno è, forse non ha calendari in casa, magari non sa leggere. Magari casa sua è una specie di grotta, col pavimento disseminato di paglia e sterpaglie vecchie. Potrebbe essere arredata in maniera squallida, una specie di camera d'albergo a una stella. O magari è una classica casa da Vecchietta: quadri floreali alle pareti, foto in bianco e nero, cuscini lisi , centrotavola in merletto ad ogni angolo, odore di minestrone nell'aria, argenteria annerita. Sono sicura che la casa sia apparentemente pulita, ma con sporcizia appiccicosa che spunta dappertutto.
Vive da sola, di questo sono assolutamente convinta. Ogni tanto sul suo balcone c'è un circacinquantenne brizzolato che fuma sigarette, e un paio di volte ho anche visto una signora bionda, credo siano i suoi figli. E se gestisse una casa chiusa? Quelle persone potrebbero essere gli amministratori delegati che vanno a trovarla per fare il punto della situazione. O magari sono due sconosciuti che approfittano della sua vecchiaia per spillarle dei soldi.
Si arrabbia spesso, la vecchia pazza. Appena qualcuno fa qualcosa che la infastidisce, comincia ad urlare, con il suo vocione impastato ed il suo napoletano sconnesso. Improperi, lamentele, richieste di punizioni divine, a tutte le ore. Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. Certe volte lancia anche oggetti dal balcone.
Una volta, mi è parso che dicesse che avrebbe bisogno solo di un po' di compagnia, ma di rado riesco a distinguere delle parole vere e proprie, in quelle urla insensate.

Una volta ho sognato che entava in camera mia, enorme ed in biancheria intima, per derubarmi.
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domenica, 24 giugno 2007,12:52
Misanthrope

"Giacché il mondo è così infido, mi vesto a lutto" .
Il vecchio incappucciato  non si fida del Mondo, lo rifugge. Vorrebbe non esistere, sublimarsi. da pezzo di carne ad etere, abbandonare quel desolante paesaggio rurale di fine estate. Eppure non ci riesce, e continua a camminare. Calpesta spine su spine, ed intanto il miserabile Mondo si fa beffe di lui, gli ruba la borsa (chissà come mai somiglia proprio ad un cuore, eh...), continua a ronzargli intorno. E' un continuo, asfissiante promemoria: è impossibile desiderare di non esistere, fingere di non esistere. Se si pensa a qualcosa, questa necessariamente acquisisce forma. Il misantropo lo sa, cerca di nascondersi dietro una cappa nera, cerca di annullare la sua forma. Evita tutto e tutti, eppure lo Sciocco, continuerà ad infastidirlo, sempre. E il vecchio continuerà ad odiarlo. E' impossibile uscirne.
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mercoledì, 20 giugno 2007,13:33
Sottotitolo: tredicenne sì, però sono troppo vecchia per essere credibile come EMO o pseudotale.


In un certo libro una volta lessi che un tale vagabondo, assistendo una partoriente, si stupì del fatto che l'espressione facciale delle donne che soffrono il massimo dolore somigli enormemente all'espressione che le stesse donne assumono durante i momenti di massimo piacere.
Non lo so, non ho mai partorito. Però mica scemo, il signor Vagabondo. Il Dolore è catarsi. L'Estasi è catarsi. Già, mi rendo conto di non star pensando nulla di nuovo. Nè tantomeno di intelligente. Ma dov'è la novità, in fondo?
Mi è sempre piaciuto ascoltare la musica a volume alto, e sentire le mie tempie pulsare a tempo dei bassi  - spaventosamente alti,  il più delle volte - dello stereo, e magari distendermi a terra a guardare il mio amico Tungsteno incandescente, fino al bruciore. Un po' come mettersi al sole e sentire i raggi che friggono la pelle come un uovo al tegamino. O come sentire pulsare la pelle, dopo che un gatto ci è passato sopra. O come usare l'epilatore elettrico. Che fa male. Ma tanto.
Ultimamente il dolore non mi spaventa minimamente. Sono altre le cose che mi fanno venire incubi e crisi di panico. Conversare con un pilastro in calcestruzzo armato (con acciaio, perché l'aderenza e il coefficiente di dilatazione termica dei due materiali sono affini, eh), persone, situazioni ordinarie, ignoranza, cocciutaggine, pochezza, rametti di fiori in boccio. Non credo di riuscire a reggere tutto questo senza diventare ancora più cinica, egocetrica ed egoista.
Ok, mi ero ripromessa di relegare l'adolescenzialità nelle pagine cibernetiche di quell'altro blog, quello ormai chiuso e richiuso. Il signor Cavatappi mi perdonerà, se ogni tanto mi lascio scappare un po' di sana autocommiserazione, magari accompagnata dal caldo torrido e da Leonard Cohen.


Massima filosofica del giorno:

La cassaforma costituisce il negativo dell'opera finale.
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martedì, 19 giugno 2007,19:34
Incazzata-come-una-iena.
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sabato, 16 giugno 2007,14:01
Sogno un pontile di legno e pietra, consumato ed unto dalla salsedine. File di bitte su cui sedermi, mantenendomi il cappello per non farlo volar in acqua. Sogno le tre del pomeriggio, un cestino di frutta, sogno il pacifico urtarsi delle barche, lo sciabordio dell'acqua sugli scafi. Sogno gabbiani che scrutano le barche, appollaiati sui loro pali. Ogni tanto uno di loro si alza e vola via. Forse vuole cercare qualcosa da mangiare, forse ha visto qualcosa d'interessante. Sogno un venticello tiepido, di quelli che fanno svolazzare le gonne. Sogno di guardare il riflesso del sole sull'acqua fino alle lacrime. Mi piace fissare la luce fino a quando gli occhi cominciano a lacrimare e bruciare. Sogno ammassi di pesciolini che si accapigliano per un dente di leone caduto in acqua. Sogno quegli arpeggi, la corsa a piedi nudi sul prato. Sogno di cadere sull'erba, di rotolarmici come una ragazzina, di fare corone di fiori.E di starnutire. Ora sono seduta sulla riva del fiume, se aguzzo la vista vedo gli alberi delle barche. Sogno nuvolette bianche che si rincorrono, fiorellini gialli, api, farfalle.




Sogno, sogno, sogno.


La metà sinistra del mio cuore
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venerdì, 15 giugno 2007,15:57
the sprout and the bean

E ora che ci faccio con questi, piccoli, teneri, adorabili germoglietti? Non ho il coraggio di darli in pasto al criceto, né di usarli per condirci l'insalata. Non dopo che li ho curati ed accuditi per cinque lunghi giorni. E poi quelle microfoglioline così verdi...
La verità è che vorrei piantarli nel terreno. Se lo meritano. Già, ma dove?

I slept all day
Awoke with distaste
And I railed
And I raved
That the difference between
The sprout and the bean
It is a golden ring
It is a twisted string

And you can ask the counsellor
And you can ask the king
And I'll say the same thing
And it's a funny thing
...

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giovedì, 14 giugno 2007,17:56
I lost myself on a cool damp night
I gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree

I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
And be what I want to be

When I think more than I want to think
Do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because it brings me back you

Lilac wine is sweet and heady,
Like my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Like my love

Listen to me, I cannot see clearly
Isn't that she, coming to me
Nearly here

Lilac wine is sweet and heady,
Wheres my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Wheres my love

Listen to me, why is everything so hazy
Isnt that she, or am I just going crazy, dear

Lilac wine, I feel unready for my love
Feel unready, for my love.
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martedì, 12 giugno 2007,11:47
A parte che devo essere davvero scema, a commuovermi per dei germogli di lenticchia.
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lunedì, 11 giugno 2007,19:49
Il Posto delle Fragole





Titolo originale: Smultronstället
Regia: Ingmar Bergman
Interpreti:
Victor Sjöström, Ingrid Thulin,Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand, Per Sjöstrand, Gunnar Sjöberg,Max von Sydow, Lena Bergman.
Paese: Svezia
Anno: 1957
Durata: 91'
Genere: drammatico

Il vecchio Isaak è un petulante ma apparentemente bonario vecchietto. In realtà è sempre stato un uomo freddo e rigido, egoista oltre ogni dire, che si trova a vivere l'esperienza culminante della sua vita: il riconoscimento della sua illustre carriera. E' l'occasione di tirare le somme della sua intensa esistenza, e mettere in ordine tutti i tasselli. Durante il viaggio di andata per la località in cui si svolge la cerimonia, Isaak Borg si trova a passeggiare nei luoghi della sua infanzia, rivedendo cespugli di fragole, case, respirando ricordi.
E'  un film dai toni pastello, di una delicatezza rara, eppure così desolante. Una lieve ma perpetua cantilena ci ricorda quanto sia arida, deserta ed interminabile la vecchiaia. Il protagonista è morto da tanto tempo, eppure continua a vivere, nascondendo il processo di decomposizione del suo spirito dietro la maschera baffuta.
Le visioni oniriche che accompagnano il vecchio Isaak nel suo viaggio sono numerose ed inquietanti, piene di citazioni artistico-letterarie. Nei sogni del protagonista si susseguono dechirichiane strade deserte, orologi senza lancette degni del migliore dei Surrealisti, personaggi inquietanti e quantomai kafkiani, che danno vita ad un vero e proprio, inquietantissimo, incubo.
La narrazione è davvero meravigliosa, così come la regia. Per non parlare della magistrale interpretazione di Victor Sjöström, che vive il peggiore degli incubi in modo così innocente e disarmante da lasciare attoniti. Davvero un bel film.

Voto: 7.5
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Link | categoria:cinema, film, arte, pseudo review

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