D sedeva nel magazzino polveroso. Molti sacchi erano ancora ben chiusi, altri si appiattivano, liberandosi silenziosamente del loro contenuto. C'erano pozzanghere bianche, brutalmente sporcate dalla polvere, in ogni angolo. La luce filtrava dalle crepe del legno, lasciando intravedere comitive di Pyralis farinalis svolazzanti e densissime nuvole di farina. Non vi era nulla, in quella stanza, che non fosse stato ricoperto dal bianco e lezioso corredo di quella vanitosa ed impalpabile signorina. Le mani di D si tuffavano continuamente nei sacchi aperti. Talvolta cercava di scolpire qualcosa, ma le spigolose montagnine collassavano su loro stesse prima ancora di assumere una Forma.
D non si annoiava mai, sapeva riconoscere ogni farfallina dal modo di volare. Le piaceva pensare di essere stata cresciuta da loro, in quella stanza legnosa.
D non si annoiava mai, sapeva riconoscere ogni farfallina dal modo di volare. Le piaceva pensare di essere stata cresciuta da loro, in quella stanza legnosa.





