Napoli, Museo Archeologico Nazionale
16 Ottobre/31 Novembre 2007
In occasione di un disastroso consiglio di facoltà che ha interrotto tutte le lezioni della mattina, mi sono recata, assieme ad uno sparuto gruppo di studentesse diligenti, al Museo Archeologico di Napoli, luogo a me molto caro, per visitare una mostra sull'Arte Neopompeiana, con tanto di lezione tenutaci in loco dalla professoressa Irollo, una delle persone che hanno curato l'allestimento dell'esposizione.
L'ingresso al museo è di 6.50 euro, con possibile riduzione a 3.25 euro per le persone di età compresa tra i 18 e i 25 anni, e gratuito per tutti coloro che abbiano meno di 18 anni e per gli studenti universitari che siano iscritti a facoltà attinenti all'attività del museo (e qui si gode, ndr).
Ma veniamo a noi...
La mostra è stata allestita nella bellissima Sala della Meridiana, al secondo piano, quindi l'esposizione fissa del museo non ha subito sostanziali modifiche, eccezion fatta per alcuni reperti che sono stati ivi trasportati per integrare didatticamente l'allestimento.
La Sala è stata suddivisa in sei sezioni diverse, dedicate alle scene di genere, di vita quotidiana borghese calate in un contesto antico, alla pittura precedente al Neopompeianesimo che ritrae gli scavi al momento del ritrovamento, e all'attività di Alma Tadema, di cui compaiono in tutto 16 opere, tutte risalenti alla sua produzione pompeiana, eccezion fatta per un suo tardo - nonché adorabile - autoritratto.
Non saprei dire se sia per il mio scarso interesse nei confronti della pittura 'borghesotta' tipica dell'epoca vittoriana, o forse per le condizioni difficili in cui ho visitato la mostra, fatto sta che questa non rientra assolutamente tra le mostre che tornerei a visitare di mia spontanea volontà.
La disposizione delle opere non seguiva un criterio (o percorso, che dir si voglia) preciso, e ciò ne poteva rendere difficile la fruizione per coloro che , contrariamente a quanto è capitato a noi, avessero visitato la mostra senza una guida, o comunque senza qualcuno che avesse un minimo di preparazione sull'argomento. Inoltre - e qui la mia professoressa di Museologia si metterebbe le mani dai capelli - su tutti i quadri, da qualsiasi angolazione li si guardasse, era presente un insopportabile riflesso, ragion per per cui era praticamente impossibile riuscire ad osservare un dipinto per più di un minuto e senza contorcersi dolorosamente per riuscire a coglierne tutte le parti.
And least but not last, ho trovato odiosa la scelta dei colori delle pareti: si alternavano azzurrino tenue, crema, bianco latte, grigio e rosso pompeiano, forse in concomitanza ai grandi blocchi tematici in cui si dipanava l'esposizione, ma d'altro canto non avendo colto un filo conduttore preciso nella disposizione dei dipinti non posso neppure aver colto il criterio di scelta dell'ordine dei colori. Sempre se di criterio si possa parlare, questo non lo potrei proprio dire.
Ad ogni buon conto qualche aspetto positivo c'era: ad esempio ho apprezzato tantissimo la scelta di sistemare dei reperti che effettivamente comparivano in certi quadri, o comunque relativi alle scelte dei pittori, anche se devo ammettere che talvolta - specialmente nella parte centrale della sezione dedicata ad Alma Tadema - ho avuto l'impressione che certi oggetti fossero stati posti lì per riempire certi vuoti espositivi. Comunque, nonostante vi fosse una certa ridondanza nella scelta degli oggetti, l'ho trovata davvero un'ottima idea.
In definitiva, non è una delle migliori mostre che abbia mai visto, e dubito che tornerò a visitarla. Però apprezzo lo sforzo degli organizzatori di metter su un discorso sul Neopompeianesimo, che in realtà non è così lineare ed ovvio come molti sono portati a pensare.
Voto: 5