lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

lunedì, 25 febbraio 2008,18:19
E' che in effetti mi sento completamente a mio agio, tra quelle strade un po' snob.
Immaginavo di passare sotto archi di legno, su strade lastricate di porfido e coperte di petali di rosa. Putti alati che reggevano festoni e ghirlande, sfilate di vestigia, pannelli dipinti e bottini di guerra. Suonatori di tromba, auleti e danzatrici. Folla festante e isteria generale.


Poi una Vittoria alata mi ha incoronato, ed il mio smisurato nonché spaventosamente tronfio ego è stato finalmente soddisfatto.
domenica, 03 febbraio 2008,13:50
una sola parola: divertissement!

Ed ora sono così entusiasta che correrei per tutta la città urlando a squarciagola, e con le braccia spalancate.
giovedì, 08 novembre 2007,16:29
Flora Farnese

Parlare con quell'uomo mi mette sempre di buon umore. E c'è chi lo chiama clochard.

Le mattinate dovrebbero essere tutte così.

Valà che qualcuno come me ogni tanto si trova, forse un po'  meno contorto, ma si trova.

Lo sguardo dell'Eracle Farnese mi ha completamente svuotata. E' terribile.

Mi piace avvicinarmi alle statue così tanto da sentirle incombere. Pesanti, gelide, meravigliose, dolorose spade di Damocle. Se mai dovessi morire, mi piacerebbe che accadesse venendo schiacciata dalla Flora Maggiore.


martedì, 06 novembre 2007,20:44
C'è un motivo per cui adoro fare il tragitto università-casa da sola, senza parlare con nessuno.
Ed ora ne ho avuto conferma. Oh sì.
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giovedì, 11 ottobre 2007,13:24
Tatooine

A parte il fatto che ogni volta che spengo questo computer, potrebbe non accendersi mai più, visto l'andazzo generale delle cose.
Detesto accorgermi di aver lasciato dei frammenti di guscio d'uovo nella frittata solo dopo averla cotta per benino. Niente di irreversibile, certo. Si può sempre smembrarla, triturarla e pestarla per bene, fino ad ottenere un delizioso omogeneizzato gusto uovo-sottiletta-prosciutto, che fornisce tutto il nutrimento di cui il tuo bambino ha bisogno, oltre ad un culetto satinato, ovviamente.
Tutto questo per dire che nei periodi in cui sento M ogni sera, non mi curo minimamente di filtrare l'uovo sbattuto, lasciandoci dentro tutti i pezzi che son vi son caduti mentre rompevo il guscio. E che però poi, quando lui passeggia tra blocchi di marmo e olive, mi rendo conto di dover assolutamente liberare la frittata di tutte quelle schegge poco igieniche.
E mi ritrovo al buio, nel mio letto, ad invocare il suo nome e a raccontargli le mie giornate (sì, come coloro io le cose non lo fa nessuno e blablabla). Mi manca tantissimo, sì.
Lunedì mi sembrava di camminare in un'enorme distesa assolata, quando guardavo le caselline del calendario di Tamara de Lempicka. Riuscivo a sentire il rumore degli scorpioni sulla sabbia. Però mi sono tenuta impegnata, almeno per i primi due giorni. Stare per tutte quelle ore all'università è un vero e proprio toccasana, non solo per resistere alla tentazione di cominciare a realizzare una mesta e quantomai patetica sciarpa con i ferri n°8 per il mio - momentaneamente - perduto amor, ma anche per riuscire a sopravvivere al serraglio di via Caravaggio.
E così i primi, angosciosi due giorni sono passati in maniera quasi del tutto indolore. Il terzo l'ho passato a fingermi malata e a sonnecchiare sotto le coperte, ed oggi siamo già a giovedì. Le sterpaglie cominciano a spuntare qua e là nella sabbia, e si vede anche qualche cavalletta, in giro. Aspetto il tecnico del computer, che secondo me non si presenterà, per cercare di capire qualcosa sulle condizioni di questa scatoletta accessoriata; approfitto dell'assenza del Panzer Ninì, per potermi mantenere leggera e continuare questa dannatissima dieta, ché per perdere un altro chilo ci ho messo praticamente mezzo mese, grazie ai continui sabotaggi alimentari di mia madre e mia nonna. Come se fossi sciupata, poi.

La Miodesopsia A sembra un insetto, devo cercare di riprodurla su carta, un giorno di questi.
martedì, 17 luglio 2007,18:15
V.A.C.A.N.Z.A
(si fa per dire, se non parto non mangio lo scarto)



Edit del 19 luglio:
Domani parto per la terra del Pesto, e non ho intenzione di portarmi dietro questo blog. Se in viaggio scriverò qualcosa, potrei copiarlo qui, altrimenti ciccia.
Salut
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domenica, 15 luglio 2007,01:18
Sì, va bene sognare porti, pontili, aquiloni e praticelli, ma avrò pure bisogno di un posto in cui tornare la sera.

home


Mi piacerebbe vivere in uno spazioso monolocale, magari separato da paraventi, ma andrebbe bene anche un tramezzo in muratura tra la cucina ed il resto dell'appartamento (all'occorrenza potrebbe fare da bancone, il che fa molto chic). Mi piacerebbe fosse colorata, con tante serigrafie alle pareti. Ma anche ritagli, collages, locandine e cianfrusaglie appese. Ancora sogno un paio di scarpette rosse in perfetto stile Dorothy, inchiodato al muro, magari sopra alla libreria. Cuscini, magari un gatto. Non vedo computer su scrivanie, al massimo un discreto notebook. Peccato che proprio non lo voglia, un pc portatile. L'ideale sarebbe un mobiletto a scomparsa.
Il letto dovrebbe essere matrimoniale, colorato, grazioso, comodo. Perché no? A soppalco sarebbe perfetto, anche se ho ancora le mie riserve sulla stabilità di letti del genere. E tre guanciali. Lenzuola carine, decorate, morbide. Piumone, mai pleid. Ogni tanto mi piacerebbe anche vederci riposare un genovese, su quel letto.
Un divano in cui sprofondare, magari proprio sotto al soppalco del letto. Cuscini colorati, una coperta di pile, possibilmente in tinta coi cuscini. Mi piacerebbe portare le mie due Tolomeo, e magari anche lo specchio di Man Ray.
Vorrei balcone sui cui tenere un piccolo stenditoio, qualche cestino di vimini e la cassetta del gatto. Magari anche una finestra, sul cui davanzale tenere un vasetto di gerani, ed uno di basilico. Però ogni apertura sul mondo esterno dovrà necessariamente essere munita di zanzariera a tenuta stagna, questo è indubbio.

Comunque, pur di vivere da sola, accetterei pure una casa arredata da una zitella ultrasettantenne.
Certo, di notte darei fuoco ai merletti delle tende, ma in fondo che importa?
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giovedì, 28 giugno 2007,14:11
Balcone
Il balcone è un'invenzione Rinascimentale, così mi pare di ricordare.


Chissà se la vecchia del piano di sotto è davvero pazza. Vecchia lo è di sicuro. Il balcone è il suo Regno. Ricordo che, quando ero una brava bambina, una volta la aiutai a portare le buste della spesa.Era ancora abbastanza dinamica, aveva i capelli corti e tinti di marrone chiaro. Non credo di averla più vista fuori casa, da allora. Mi benedisse, io ne fui orgogliosa. Fu solo anni dopo che decisi di imputare a quella benedizione la colpa di essere diventata com'ero. Però poi il muso ingrugnito della moglie del portiere mi fece cambiare idea, era stata indubbiamente lei, ad impedirmi di trasformarmi in una meravigliosa ed agile farfalla. Poi, a casa della mia nonna paterna, ruppi uno specchio, e mi convinsi che se le cose erano finite in quel modo, fu senz'altro per colpa dei sette anni di sfortuna, ma questa è un'altra storia.

La vecchia, sì.

E' che mi diverto ad immaginare la vita delle persone. Chissà se è demenza senile, alzheimer, semplice rimbambimento od altro. Quello che ho notato, è che cerca sempre di attaccare bottone con gli sventurati che sono affacciati al balcone o alla finestra, come lei.
Chiede continuamente che giorno è, forse non ha calendari in casa, magari non sa leggere. Magari casa sua è una specie di grotta, col pavimento disseminato di paglia e sterpaglie vecchie. Potrebbe essere arredata in maniera squallida, una specie di camera d'albergo a una stella. O magari è una classica casa da Vecchietta: quadri floreali alle pareti, foto in bianco e nero, cuscini lisi , centrotavola in merletto ad ogni angolo, odore di minestrone nell'aria, argenteria annerita. Sono sicura che la casa sia apparentemente pulita, ma con sporcizia appiccicosa che spunta dappertutto.
Vive da sola, di questo sono assolutamente convinta. Ogni tanto sul suo balcone c'è un circacinquantenne brizzolato che fuma sigarette, e un paio di volte ho anche visto una signora bionda, credo siano i suoi figli. E se gestisse una casa chiusa? Quelle persone potrebbero essere gli amministratori delegati che vanno a trovarla per fare il punto della situazione. O magari sono due sconosciuti che approfittano della sua vecchiaia per spillarle dei soldi.
Si arrabbia spesso, la vecchia pazza. Appena qualcuno fa qualcosa che la infastidisce, comincia ad urlare, con il suo vocione impastato ed il suo napoletano sconnesso. Improperi, lamentele, richieste di punizioni divine, a tutte le ore. Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. Certe volte lancia anche oggetti dal balcone.
Una volta, mi è parso che dicesse che avrebbe bisogno solo di un po' di compagnia, ma di rado riesco a distinguere delle parole vere e proprie, in quelle urla insensate.

Una volta ho sognato che entava in camera mia, enorme ed in biancheria intima, per derubarmi.
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venerdì, 15 giugno 2007,15:57
the sprout and the bean

E ora che ci faccio con questi, piccoli, teneri, adorabili germoglietti? Non ho il coraggio di darli in pasto al criceto, né di usarli per condirci l'insalata. Non dopo che li ho curati ed accuditi per cinque lunghi giorni. E poi quelle microfoglioline così verdi...
La verità è che vorrei piantarli nel terreno. Se lo meritano. Già, ma dove?

I slept all day
Awoke with distaste
And I railed
And I raved
That the difference between
The sprout and the bean
It is a golden ring
It is a twisted string

And you can ask the counsellor
And you can ask the king
And I'll say the same thing
And it's a funny thing
...

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