lunedì, 17 novembre 2008,12:32
L'annullamento dell'icona è la conseguenza naturale del profondo mutamento che l'arte ha subito nel XX secolo. La fotografia prima, cinema e televisione poi, hanno portato il bombardamento d'immagine subito dalla gente a livelli estremi e difficilmente controllabili. Rendere aniconico cià che fino all'invenzione dei nuovi mezzi era iconico è stata l'ultima ed unica scelta coerente per garantire una certa sopravvivenza all'arte, oltre alla sua sacralizzazione, ovviamente. Ma quest'ultima non è altro che la continuazione ideale di un processo più lungo, figlio del Romanticismo e della successiva cultura simbolista.




Sì ma...Embè?
Me la suono e me la canto da sola, e me ne compiaccio, ghgh.
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martedì, 16 settembre 2008,12:18

Ciao Rick.

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giovedì, 13 marzo 2008,20:29
sono nerd e vecchia, lo so

C'è che in teoria dovrei annegare nelle mie magagne, eppure proprio non riesco a farmi gli affari miei. Ragion per cui mi preoccupo a destra e mi faccio prendere dalla tristezza a manca, farcisco tutto con manie di persecuzione, complotti, paranoie ed ignobile paraculaggine. E mi ritrovo alla fermata dell'autobus immersa in pensieri deprimenti su cose che NON mi riguardano assolutamente, mentre il lettore mp3 passa I must leave London.
Sembra quasi un déjà vu.
Eppure questa situazione è così maledettamente triste che vorrei tanto essere in grado di sfornare aforismi e mezze frasi calde e confortanti. O magari di trovare citazioni letterarie adatte, preferibilmente accompagnate da smaglianti sorrisoni ed emblematiche fughe.
Non lo so, mi piacerebbe fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il punto è che sono proprio l'ultima persona che dovrebbe interessarsi a tutto questo.
E che sentirmi dire che effettivamente la cosa non mi deve riguardare mi ucciderebbe.
Egocentrica, eh?

No, la stele di Rosetta non aiuterà a tradurre questo post, non provateci neppure, miei cari lettori inesistenti.


mercoledì, 16 gennaio 2008,14:36
La verità è che adesso che ho raggiunto questo piccolo, minuscolo traguardo, mi sento intellettualmente onnipotente. Non credo di esagerare dicendo che erano anni che cercavo di riordinare in maniera organica le mie conoscenze, per poi soccombere sempre sotto i colpi di Pigrizia e Inedia.

E ci è voluto il secondo anno di università perché mi decidessi. O meglio, perché ragioni accademiche mi costringessero a farlo, ma per lo meno ho cominciato. Presto o tardi sistemerò anche ciò che viene prima degli anni '80 del Settecento; per ora mi accontento di aver sistemato ciò che mi stava più a cuore.
Imparare mi fa sentire una Dea.

Non è incredibile che ora la mia vera, grande paura sia quella di dimenticare ciò che ogni giorno imparo?
Vorrei poter studiare per il resto dei miei giorni. Ininterrottamente.

Mondrian, 1911
Mondrian nel 1911 dipingeva così. E il suo fiore preferito era l'amarillide.
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giovedì, 11 ottobre 2007,13:24
Tatooine

A parte il fatto che ogni volta che spengo questo computer, potrebbe non accendersi mai più, visto l'andazzo generale delle cose.
Detesto accorgermi di aver lasciato dei frammenti di guscio d'uovo nella frittata solo dopo averla cotta per benino. Niente di irreversibile, certo. Si può sempre smembrarla, triturarla e pestarla per bene, fino ad ottenere un delizioso omogeneizzato gusto uovo-sottiletta-prosciutto, che fornisce tutto il nutrimento di cui il tuo bambino ha bisogno, oltre ad un culetto satinato, ovviamente.
Tutto questo per dire che nei periodi in cui sento M ogni sera, non mi curo minimamente di filtrare l'uovo sbattuto, lasciandoci dentro tutti i pezzi che son vi son caduti mentre rompevo il guscio. E che però poi, quando lui passeggia tra blocchi di marmo e olive, mi rendo conto di dover assolutamente liberare la frittata di tutte quelle schegge poco igieniche.
E mi ritrovo al buio, nel mio letto, ad invocare il suo nome e a raccontargli le mie giornate (sì, come coloro io le cose non lo fa nessuno e blablabla). Mi manca tantissimo, sì.
Lunedì mi sembrava di camminare in un'enorme distesa assolata, quando guardavo le caselline del calendario di Tamara de Lempicka. Riuscivo a sentire il rumore degli scorpioni sulla sabbia. Però mi sono tenuta impegnata, almeno per i primi due giorni. Stare per tutte quelle ore all'università è un vero e proprio toccasana, non solo per resistere alla tentazione di cominciare a realizzare una mesta e quantomai patetica sciarpa con i ferri n°8 per il mio - momentaneamente - perduto amor, ma anche per riuscire a sopravvivere al serraglio di via Caravaggio.
E così i primi, angosciosi due giorni sono passati in maniera quasi del tutto indolore. Il terzo l'ho passato a fingermi malata e a sonnecchiare sotto le coperte, ed oggi siamo già a giovedì. Le sterpaglie cominciano a spuntare qua e là nella sabbia, e si vede anche qualche cavalletta, in giro. Aspetto il tecnico del computer, che secondo me non si presenterà, per cercare di capire qualcosa sulle condizioni di questa scatoletta accessoriata; approfitto dell'assenza del Panzer Ninì, per potermi mantenere leggera e continuare questa dannatissima dieta, ché per perdere un altro chilo ci ho messo praticamente mezzo mese, grazie ai continui sabotaggi alimentari di mia madre e mia nonna. Come se fossi sciupata, poi.

La Miodesopsia A sembra un insetto, devo cercare di riprodurla su carta, un giorno di questi.
venerdì, 21 settembre 2007,12:48
miomiomio

Questo post era talmente patetico che si è autodistrutto.
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domenica, 12 agosto 2007,23:24
Storage


D sedeva nel magazzino polveroso. Molti sacchi erano ancora ben chiusi, altri si appiattivano, liberandosi silenziosamente del loro contenuto. C'erano pozzanghere bianche, brutalmente sporcate dalla polvere, in ogni angolo. La luce filtrava dalle crepe del legno, lasciando intravedere comitive di Pyralis farinalis svolazzanti e densissime nuvole di farina. Non vi era nulla, in quella stanza, che non fosse stato ricoperto dal bianco e lezioso corredo di quella vanitosa ed impalpabile signorina. Le mani di D si tuffavano continuamente nei sacchi aperti. Talvolta cercava di scolpire qualcosa, ma le spigolose montagnine collassavano su loro stesse prima ancora di assumere una Forma.
D non si annoiava mai, sapeva riconoscere ogni farfallina dal modo di volare. Le piaceva pensare di essere stata cresciuta da loro, in quella stanza legnosa.
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venerdì, 10 agosto 2007,18:02
Ma chissà se lo sai

Le voci di quei soliti due o tre cantautori smielati si mischiano, non riuscirei a distinguerli. Poi mi viene in mente Lucio Dalla. Sì, ci dev'essere anche lui, in quel miscuglio.
Ricordi come ti sentivi, su quel seggiolino grigio che puzzava d'auto? Ricordi la mano di tuo padre che ti faceva il solletico ai piedi? Ricordi tua madre seduta a destra, senza una scarpa, che guardava fuori? Ricordi anche quel cielo grigio, e quelle nuvole fresche che si appollaiavano con aria sonnecchiante sulle montagne?

Ricordi la prima volta che sei passata per il Brennero?
Se fossi sopravvissuta, probabilmente avresti percorso quella strada talmente spesso che ne conosceresti a memoria ogni metro. Passandoci, certe volte, seduta dietro tuo padre, ho avuto l'impressione che fossi ancora viva, però erano solo sciocche fantasticherie. Se esistesse ancora anche solo una molecola di te, probabilmente la mia vita sarebbe diversa. Invece quel nonsoquandodinonsoqualeanno tu sei sparita. nel momento esatto in cui mio, tuo, nostro padre chiuse la porta di casa dietro di sé.
Ed ora, vorrei tanto che fossi sopravvissuta tu, al posto mio, piccola Futura. Perché non avrei conosciuto l'inferno che una parola bisillaba può trascinarsi dietro. Sarebbe toccato a te, anche se probabilmente sarebbe stato tutto meno difficile.
O forse no. Però almeno non ci sarei stata io, seduta su questa melanconica seggiola, unico simulacro di ciò che un tempo era racchiuso tra queste mura.

Sarebbe stato fantastico, non trovi?
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venerdì, 03 agosto 2007,13:56
E poi si torna indietro. Si cade, ci si spella. Le membra si arrossano e si gonfiano. Ma questa non è colpa del Fango. Il problema è che riesco a guardare con ludicità alle cose solo quando è troppo tardi. E quando posso pentirmene, e detestarmi. Mi ero adagiata, continuo a fossilizzarmi su quella solita storia, ormai ne conosco ogni battuta, basta così.

Non vale davvero la pena di sciupare qualcosa di così perfetto solo per degli sciocchi capricci.
Si ricomincia. Tutto.

the roof of surprises
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giovedì, 14 giugno 2007,17:56
I lost myself on a cool damp night
I gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree

I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
And be what I want to be

When I think more than I want to think
Do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because it brings me back you

Lilac wine is sweet and heady,
Like my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Like my love

Listen to me, I cannot see clearly
Isn't that she, coming to me
Nearly here

Lilac wine is sweet and heady,
Wheres my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Wheres my love

Listen to me, why is everything so hazy
Isnt that she, or am I just going crazy, dear

Lilac wine, I feel unready for my love
Feel unready, for my love.
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