Sì ma...Embè?
Me la suono e me la canto da sola, e me ne compiaccio, ghgh.

Credo che lavorare per vivere sia un po' imbecille dal punto di vista economico. Spero che arrivi il giorno in cui si possa vivere senza essere obbligati a lavorare. Avrei voluto lavorare, ma in me c'era un fondo enorme di pigrizia. Preferisco vivere, respirare, piuttosto che lavorare. la mia Arte è quella di vivere; ogni secondo, ogni respiro è un'opera che non è inscritta da nessuna parte e che non è né visiva né cerebrale. E' una sorta di euforia costante. Io non considero che il lavoro da me realizzato possa avere, nell'avvenire, una qualunque importanza dal punto di vista sociale.
[...] L'Arte non ha un'origine biologica Non è che un giochetto fra gli uomini di tutti i tempi: essi dipingono, guardano, criticano, scambiano e cambiano. Trovano, in tutto questo, uno sfogo ai loro costanti bisogni di decidere fra il bene e il male. Si vive, si dipinge, si è pittori, tutto questo in fondo non vuol dire nulla. Si fa pittura perché si vuole essere, per così dire, liberi. Non si vuole andare tutte le mattine in fabbrica, o in ufficio.
Il vecchio Isaak è un petulante ma apparentemente bonario vecchietto. In realtà è sempre stato un uomo freddo e rigido, egoista oltre ogni dire, che si trova a vivere l'esperienza culminante della sua vita: il riconoscimento della sua illustre carriera. E' l'occasione di tirare le somme della sua intensa esistenza, e mettere in ordine tutti i tasselli. Durante il viaggio di andata per la località in cui si svolge la cerimonia, Isaak Borg si trova a passeggiare nei luoghi della sua infanzia, rivedendo cespugli di fragole, case, respirando ricordi.
E' un film dai toni pastello, di una delicatezza rara, eppure così desolante. Una lieve ma perpetua cantilena ci ricorda quanto sia arida, deserta ed interminabile la vecchiaia. Il protagonista è morto da tanto tempo, eppure continua a vivere, nascondendo il processo di decomposizione del suo spirito dietro la maschera baffuta.
Le visioni oniriche che accompagnano il vecchio Isaak nel suo viaggio sono numerose ed inquietanti, piene di citazioni artistico-letterarie. Nei sogni del protagonista si susseguono dechirichiane strade deserte, orologi senza lancette degni del migliore dei Surrealisti, personaggi inquietanti e quantomai kafkiani, che danno vita ad un vero e proprio, inquietantissimo, incubo.
La narrazione è davvero meravigliosa, così come la regia. Per non parlare della magistrale interpretazione di Victor Sjöström, che vive il peggiore degli incubi in modo così innocente e disarmante da lasciare attoniti. Davvero un bel film.