lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

lunedì, 09 giugno 2008,16:38
Vabbè, tanto ormai questo blog è diventato un lamentoio postadolescenziale persino peggiore di quello che avevo prima, ma che per fortuna - e il mondo intero non smetterà mai di ringraziarmi abbastanza - ho deciso di rendere privato, così che la sottoscritta possa essere davvero l'unica abbastanza masochista da navigare in certe paludi miasmatiche.
Speravo che l'esperienza su una piattaforma diversa, frequentata da gente diversa - e sconosciuta - mi sarebbe stata utile, in qualche misura, a smetterla di scrivere determinate stronzate. Volevo fare qualcosa di diverso, in genere coi blog come questo mi ci soffio sarcasticamente il naso. Eppure da brava cretina ci son ricascata. Ah ah, grasse risate.
Comunque sia, è andata, tanto vale utilizzare questo inutile spazio ormai contaminato per far girare i miei coglioni in libertà, cosicché possano prendere un po' d'aria fresca e brucare un po' di erbette di campo gusto diossina.

Sono letteralmente STANCA del viscidume di certe persone. Gente che per sembrare meno putrida e informe si avviluppa nel pizzo sangallo. Carino, fashion, senza ombra di dubbio, ok. Ma certi sotterfugi mi fanno schifo. Certa gente è decisamente figlia di questa città. Vogliono rimanere qui, aggrappati alle puzzolenti e avvelenate sottane della mamma? Facciano pure, io GODO della loro pochezza.
Sono stanca anche di altre cose, le solite, in linea di massima. Solo che oggi les habitudes mi fan girare i coglioni quasi più della putredine, tanto per citare quel figo dell'assistente del mio prof di Discipline dello Spettacolo.
E sono stanca degli omuncoli  patetici. Uno in particolare. Errore di valutazione imperdonabile da parte mia, ma che mi ha ribadito una lezione che avevo ingenuamente pensato di mettere da parte. Ora però me la sono tatuata ovunque, non la scordo più: gli omuncoli patetici sono patetici e basta, non c'è nient'altro dietro. Sciocco, da parte mia, sopravvalutare tanto una persona. E' triste esattamente come tutti gli altri, e forse ha persino meno dignità. Verme, patetico verme.

E sono stanca della mia ignavia, cazzo se sono stanca. E della mia pigrizia, cristo santo. E del mio orgoglio. Potrei pure alzare la cornetta e chiamare A, ma la verità è che se mi esponessi e in cambio ricevessi strafottenza e non quello che in realtà mi avrebbe spinto a chiamarlo, ne  uscirei sconfitta su tutta la linea. Umiliante, diventerei peggio degli omuncoli patetici.

Vaffanculo, oggi corrodo.

E poi che cazzo ci faceva sotto casa mia quella 127 rossa con l'adesivo bruciato sul lunotto posteriore?
giovedì, 13 marzo 2008,20:29
sono nerd e vecchia, lo so

C'è che in teoria dovrei annegare nelle mie magagne, eppure proprio non riesco a farmi gli affari miei. Ragion per cui mi preoccupo a destra e mi faccio prendere dalla tristezza a manca, farcisco tutto con manie di persecuzione, complotti, paranoie ed ignobile paraculaggine. E mi ritrovo alla fermata dell'autobus immersa in pensieri deprimenti su cose che NON mi riguardano assolutamente, mentre il lettore mp3 passa I must leave London.
Sembra quasi un déjà vu.
Eppure questa situazione è così maledettamente triste che vorrei tanto essere in grado di sfornare aforismi e mezze frasi calde e confortanti. O magari di trovare citazioni letterarie adatte, preferibilmente accompagnate da smaglianti sorrisoni ed emblematiche fughe.
Non lo so, mi piacerebbe fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il punto è che sono proprio l'ultima persona che dovrebbe interessarsi a tutto questo.
E che sentirmi dire che effettivamente la cosa non mi deve riguardare mi ucciderebbe.
Egocentrica, eh?

No, la stele di Rosetta non aiuterà a tradurre questo post, non provateci neppure, miei cari lettori inesistenti.


lunedì, 25 febbraio 2008,18:19
E' che in effetti mi sento completamente a mio agio, tra quelle strade un po' snob.
Immaginavo di passare sotto archi di legno, su strade lastricate di porfido e coperte di petali di rosa. Putti alati che reggevano festoni e ghirlande, sfilate di vestigia, pannelli dipinti e bottini di guerra. Suonatori di tromba, auleti e danzatrici. Folla festante e isteria generale.


Poi una Vittoria alata mi ha incoronato, ed il mio smisurato nonché spaventosamente tronfio ego è stato finalmente soddisfatto.
mercoledì, 16 gennaio 2008,14:36
La verità è che adesso che ho raggiunto questo piccolo, minuscolo traguardo, mi sento intellettualmente onnipotente. Non credo di esagerare dicendo che erano anni che cercavo di riordinare in maniera organica le mie conoscenze, per poi soccombere sempre sotto i colpi di Pigrizia e Inedia.

E ci è voluto il secondo anno di università perché mi decidessi. O meglio, perché ragioni accademiche mi costringessero a farlo, ma per lo meno ho cominciato. Presto o tardi sistemerò anche ciò che viene prima degli anni '80 del Settecento; per ora mi accontento di aver sistemato ciò che mi stava più a cuore.
Imparare mi fa sentire una Dea.

Non è incredibile che ora la mia vera, grande paura sia quella di dimenticare ciò che ogni giorno imparo?
Vorrei poter studiare per il resto dei miei giorni. Ininterrottamente.

Mondrian, 1911
Mondrian nel 1911 dipingeva così. E il suo fiore preferito era l'amarillide.
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venerdì, 21 dicembre 2007,21:01
Credo che lavorare per vivere sia un po' imbecille dal punto di vista economico. Spero che arrivi il giorno in cui si possa vivere senza essere obbligati a lavorare. Avrei voluto lavorare, ma in me c'era un fondo enorme di pigrizia. Preferisco vivere, respirare, piuttosto che lavorare. la mia Arte è quella di vivere; ogni secondo, ogni respiro è un'opera che non è inscritta da nessuna parte e che non è né visiva né cerebrale. E' una sorta di euforia costante. Io non considero che il lavoro da me realizzato possa avere, nell'avvenire, una qualunque importanza dal punto di vista sociale.
[...] L'Arte non ha un'origine biologica Non è che un giochetto fra gli uomini di tutti i tempi: essi dipingono, guardano, criticano, scambiano e cambiano. Trovano, in tutto questo, uno sfogo ai loro costanti bisogni di decidere fra il bene e il male. Si vive, si dipinge, si è pittori, tutto questo in fondo non vuol dire nulla. Si fa pittura perché si vuole essere, per così dire, liberi. Non si vuole andare tutte le mattine in fabbrica, o in ufficio.
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venerdì, 07 dicembre 2007,23:32
nu


Ed a sorpresa torni, mi fai esplodere le vene e la testa, ed io avrei voglia di piangere dalla gioia.

Ti cercherò ancora, ancora e ancora, fino a consumarmi gli occhi, fino a dannarmi l'anima. Riuscirò a farti vivere in me, a costo di annullarmi.
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sabato, 30 giugno 2007,13:08
Mercy Seat


It began when they come took me from my home
And put me in Death Row,
Of which I am nearly wholly innocent, you know.
And I'll say it again
I am not afraid to die

I began to warm and chill
To objects and their fields,
A ragged cup, a twisted mop
The face of Jesus in my soup
Those sinister dinner meals
The meal trolley's wicked wheels
A hooked bone rising from my food
All things either good or ungood.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
A tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

Interpret signs and catalogue
A blackened tooth, a scarlet fog.
The walls are bad. Black. Bottom kind.
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath gathering at my hind

I hear stories from the chamber
How Christ was born into a manger
And like some ragged stranger
Died upon the cross
And might I say it seems so fitting in its way
He was a carpenter by trade
Or at least that's what I'm told

Like my good hand I
tatooed E.V.I.L. across it's brother's fist
That filthy five! They did nothing to challenge or resist.

In Heaven His throne is made of gold
The ark of his Testament is stowed
A throne from which I'm told
All history does unfold.
Down here it's made of wood and wire
And my body is on fire
And God is never far away.

Into the mercy seat I climb
My head is shaved, my head is wired
And like a moth that tries
To enter the bright light
I go shuffling out of life
Just to hide in death awhile
And anyway I never lied.

My kill-hand is called E.V.I.L.
Wears a wedding band that's G.O.O.D.
`Tis a long-suffering shackle
Collaring all that rebel blood.

And the mercy seat is burning
And I think my head is glowing
And in a way I'm hoping
To be done with all this weighing up of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And I've got nothing left to lose
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is glowing
And I think my head is smoking
And in a way I'm hoping
To be done with all this looks of disbelief.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway there was no proof
Nor a motive why.

And the mercy seat is smoking
And I think my head is melting
And in a way I'm helping
To be done with all this twisted of the truth.
A lie for a lie
And a truth for a truth
And I've got nothing left to lose
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is melting
And I think my blood is boiling
And in a way I'm spoiling
All the fun with all this truth and consequence.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
And I'm not afraid to die.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of proof.
A life for a life
And a truth for a truth
And anyway there was no proof
But I'm not afraid to tell a lie.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I'm yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
But I'm afraid I told a lie.
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