Il vecchio Isaak è un petulante ma apparentemente bonario vecchietto. In realtà è sempre stato un uomo freddo e rigido, egoista oltre ogni dire, che si trova a vivere l'esperienza culminante della sua vita: il riconoscimento della sua illustre carriera. E' l'occasione di tirare le somme della sua intensa esistenza, e mettere in ordine tutti i tasselli. Durante il viaggio di andata per la località in cui si svolge la cerimonia, Isaak Borg si trova a passeggiare nei luoghi della sua infanzia, rivedendo cespugli di fragole, case, respirando ricordi.
E' un film dai toni pastello, di una delicatezza rara, eppure così desolante. Una lieve ma perpetua cantilena ci ricorda quanto sia arida, deserta ed interminabile la vecchiaia. Il protagonista è morto da tanto tempo, eppure continua a vivere, nascondendo il processo di decomposizione del suo spirito dietro la maschera baffuta.
Le visioni oniriche che accompagnano il vecchio Isaak nel suo viaggio sono numerose ed inquietanti, piene di citazioni artistico-letterarie. Nei sogni del protagonista si susseguono dechirichiane strade deserte, orologi senza lancette degni del migliore dei Surrealisti, personaggi inquietanti e quantomai kafkiani, che danno vita ad un vero e proprio, inquietantissimo, incubo.
La narrazione è davvero meravigliosa, così come la regia. Per non parlare della magistrale interpretazione di Victor Sjöström, che vive il peggiore degli incubi in modo così innocente e disarmante da lasciare attoniti. Davvero un bel film.