lunedì, 17 novembre 2008,12:32
L'annullamento dell'icona è la conseguenza naturale del profondo mutamento che l'arte ha subito nel XX secolo. La fotografia prima, cinema e televisione poi, hanno portato il bombardamento d'immagine subito dalla gente a livelli estremi e difficilmente controllabili. Rendere aniconico cià che fino all'invenzione dei nuovi mezzi era iconico è stata l'ultima ed unica scelta coerente per garantire una certa sopravvivenza all'arte, oltre alla sua sacralizzazione, ovviamente. Ma quest'ultima non è altro che la continuazione ideale di un processo più lungo, figlio del Romanticismo e della successiva cultura simbolista.




Sì ma...Embè?
Me la suono e me la canto da sola, e me ne compiaccio, ghgh.
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sabato, 14 giugno 2008,20:33
voluptas


Ed infine arrivò il giorno infausto; aveva feticisticamente abusato di materiale scrittorio al punto da ritrovarsi solo polvere tra le mani. Ogni volta che immergeva la mano destra nel sacchetto rosso da cui era solita prelevare le lettere che le servivano, H sentiva scivolare granelli grigi e tondi tra le dita. Solo granelli grigi e tondi. Aveva consumato tutto.  Maiuscole e minuscole, dentali e labiali, in corsivo  e in grassetto. Persino le sue coloratissime vocali, regalo della madre che le aveva trovate tra le cianfrusaglie di un rigattiere di campagna poco prima che H nascesse, avevano lasciato il posto a sabbietta grigia e tonda.
Aveva temuto questo giorno, avrebbe dovuto prevederlo quando toccando le lettere esse risultavano stranamente smussate ed opache. O ancora quando la sua amica P le si sfaldò tra le mani, lasciando un triste occhiello ed un'asta disperata.
H tentò di fronteggiare il problema: per un certo periodo usò esclusivamente le maiuscole, ma essendo più anziane si infiacchirono ben presto, e lei non poteva far altro che osservare il lento disfacimento delle sue dilette N, Q, G e della sua preziosissima R. Disperata, cominciò a scrivere lentamente, esercitando sul foglio quanta meno pressione possibile. Il suo Polso pulsava, fremeva, resisteva stoicamente al dolore che quelle rotaie arrugginite gli procuravano; ma - ed era inevitabile - dopo pochi minuti di eroici sforzi si abbandonava alle virginali e candide fibre della carta, sporcandole di voluttuose quanto compromettenti curve d'inchiostro. E nel frattempo il contenuto del sacchetto rosso lentamente soccombeva, sotto i colpi ciechi e golosi  del famelico Polso. Per rallentare quanto più possibile l'usura delle lettere, la sventurata H utilizzò altri alfabeti. Quello greco si consumò dopo qualche giorno, il cirillico durò un paio di mesi, quello ebraico resistette per quasi un anno. Disperata, H cominciò a scrivere usando le poche lettere che le rimanevano. Xxxxxx zzbbb òòòùè yyyyfffffffff ww.
Ma il luttuoso giorno giunse puntuale, e vestito a festa. Lunghe furono le notti immediatamente successive, insonni. Il polso di H continuava a muoversi convulsamente, cercando di tracciare nell'aria un qualsiasi tipo di lettera. Inutilmente, perché ormai non ne esisteva più nemmeno una. Solo numeri. Ma a forza di scrivere la data del giorno in cui aveva perso tutte le lettere, l'ingordo polso di H finì per consumare anche qu--
lunedì, 14 aprile 2008,21:13
E' bello correre a perdifiato, con Bowie nelle orecchie.
(damn it, sono le 21.13)
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giovedì, 13 marzo 2008,20:29
sono nerd e vecchia, lo so

C'è che in teoria dovrei annegare nelle mie magagne, eppure proprio non riesco a farmi gli affari miei. Ragion per cui mi preoccupo a destra e mi faccio prendere dalla tristezza a manca, farcisco tutto con manie di persecuzione, complotti, paranoie ed ignobile paraculaggine. E mi ritrovo alla fermata dell'autobus immersa in pensieri deprimenti su cose che NON mi riguardano assolutamente, mentre il lettore mp3 passa I must leave London.
Sembra quasi un déjà vu.
Eppure questa situazione è così maledettamente triste che vorrei tanto essere in grado di sfornare aforismi e mezze frasi calde e confortanti. O magari di trovare citazioni letterarie adatte, preferibilmente accompagnate da smaglianti sorrisoni ed emblematiche fughe.
Non lo so, mi piacerebbe fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il punto è che sono proprio l'ultima persona che dovrebbe interessarsi a tutto questo.
E che sentirmi dire che effettivamente la cosa non mi deve riguardare mi ucciderebbe.
Egocentrica, eh?

No, la stele di Rosetta non aiuterà a tradurre questo post, non provateci neppure, miei cari lettori inesistenti.


lunedì, 25 febbraio 2008,18:19
E' che in effetti mi sento completamente a mio agio, tra quelle strade un po' snob.
Immaginavo di passare sotto archi di legno, su strade lastricate di porfido e coperte di petali di rosa. Putti alati che reggevano festoni e ghirlande, sfilate di vestigia, pannelli dipinti e bottini di guerra. Suonatori di tromba, auleti e danzatrici. Folla festante e isteria generale.


Poi una Vittoria alata mi ha incoronato, ed il mio smisurato nonché spaventosamente tronfio ego è stato finalmente soddisfatto.
domenica, 03 febbraio 2008,13:50
una sola parola: divertissement!

Ed ora sono così entusiasta che correrei per tutta la città urlando a squarciagola, e con le braccia spalancate.
martedì, 22 gennaio 2008,15:28
scaly scaly

E' colpa dello scaly armadillo.

EDIT: il naso di quell'armadillo mi ha mandato in crisi per tutto il giorno: tutto mi sembrava, fuorché un naso. Non avrei sopportato di avere in cima al blog un tale incubo fino a quando l'ispirazione non mi avesse dato l'opportunità di scrivere un post tanto lungo da mandare quel grazioso abominio in seconda pagina. Poi magari sono io che sono ossessionata, però i nasi di mucca sono meno inquietanti.
Tanto il post non aveva senso neanche prima...
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