martedì, 03 febbraio 2009,20:52
La storia raccoglie le nostre azioni e le depone via via nel passato. La storia ci libera via via dal passato. Una perfetta organizzazione della vita farebbe sì che tutte le nostre azioni, anche le minime e più insignificanti, divenissero storia: per togliercele di dosso, per non farcele più sentire sulle spalle. L'uso di consegnare a un diario le nostre azioni giornaliere è una regola d'igiene; e l'uomo di mente operante è implicitamente un memorialista, che nei memoriali, ossia nelle opere, depone le sue «azioni interne». Ci si dovrebbe abituare da piccoli a tenere un diario, siccome ci si abitua a pulirci i denti. Quanto a lavarci la faccia la mattina, lo facciamo per pulircela dei sogni, queste «azioni» del sonno, questi «peccati» notturni. Quella sarà la civiltà perfetta che tutto tradurrà in storia, e ci consentirà di ritrovarci ogni mattina in condizione di novità, liberi del passato. (A. Savinio)
Ritengo che continuare a scrivere qui sia piuttosto sciocco. Non sono fatta per condividere ciò che penso, in questi anni mi sono lasciata ammaliare dal worldwideweb, e dalla possibilità di trovare un cantuccio tutto per me in questo enorme melting pot. Ho dato vita ad un blog velleitario ed artificioso e dimenticato che internet è uno strumento di cui servirsi, non già una realtà di cui far parte attivamente.
Per quanto mi riguarda continuerò ad essere velleitaria ed artificiosa, ma sceglierò strade più preziose. I miei cantucci saranno incrostati di opali e trasparenti come il cristallo. Altro che template.

E poi non riesco a resistere al fascino della vecchia carta: è quello il vero lusso.
lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

lunedì, 25 febbraio 2008,18:19
E' che in effetti mi sento completamente a mio agio, tra quelle strade un po' snob.
Immaginavo di passare sotto archi di legno, su strade lastricate di porfido e coperte di petali di rosa. Putti alati che reggevano festoni e ghirlande, sfilate di vestigia, pannelli dipinti e bottini di guerra. Suonatori di tromba, auleti e danzatrici. Folla festante e isteria generale.


Poi una Vittoria alata mi ha incoronato, ed il mio smisurato nonché spaventosamente tronfio ego è stato finalmente soddisfatto.
giovedì, 08 novembre 2007,16:29
Flora Farnese

Parlare con quell'uomo mi mette sempre di buon umore. E c'è chi lo chiama clochard.

Le mattinate dovrebbero essere tutte così.

Valà che qualcuno come me ogni tanto si trova, forse un po'  meno contorto, ma si trova.

Lo sguardo dell'Eracle Farnese mi ha completamente svuotata. E' terribile.

Mi piace avvicinarmi alle statue così tanto da sentirle incombere. Pesanti, gelide, meravigliose, dolorose spade di Damocle. Se mai dovessi morire, mi piacerebbe che accadesse venendo schiacciata dalla Flora Maggiore.



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