So che non dovrei iniziare ogni mio post con un'immagine, ma so anche che il concetto di 'ogni' impallidisce di fronte ai tre laconici micro-monologhi, che per ora occupano questo blog.
Non so perché ho scelto Seurat. Sarà che più che gelido, lo trovo meravigliosamente sarcastico. Se ne sta lì, con tutti i suoi puntini a guardare Parigi, le sue Cocottes impiastricciate, i suoi signori baffuti, le sue bettole, le sue alcove. Sghignazza, osserva luci e vetrine. Lo immagino un po' Flaneur, monsieur Seurat. E poi ritrae giornate piene di sole sulla Grand-Jatte, donne con scimmiette, bagnanti bianchi e rosa in canottiera e cappelli di pelle, circhi sbrilluccicanti e ballerine dalle mani minuscole. E' tutto così immobile, nei suoi quadri. Cristallizzato nella sua inutilità. Sono tutti molto seri. Figure geometriche colorate e vestite. Qualcuno però sorride, come le ballerine quassù, ma sono sorrisi beffardi. Si prendono gioco di chi le osserva, di chi fa pensieri osceni vedendo le loro gambe ed i loro affaccendati piedini, come il signore col cappello.
E Seurat, seduto ad un tavolino nelle retrovie, osserva ogni cosa, sghignazza, immagina una pioggia di puntini che si riversa su quelle persone, si solidifica e le intrappola nel loro mondo dorato. Statue colorate, simulacro della decadenza.
Non riesco a capire come sia possibile che M. preferisca Signac.
De gustibus, sì.
Non so perché ho scelto Seurat. Sarà che più che gelido, lo trovo meravigliosamente sarcastico. Se ne sta lì, con tutti i suoi puntini a guardare Parigi, le sue Cocottes impiastricciate, i suoi signori baffuti, le sue bettole, le sue alcove. Sghignazza, osserva luci e vetrine. Lo immagino un po' Flaneur, monsieur Seurat. E poi ritrae giornate piene di sole sulla Grand-Jatte, donne con scimmiette, bagnanti bianchi e rosa in canottiera e cappelli di pelle, circhi sbrilluccicanti e ballerine dalle mani minuscole. E' tutto così immobile, nei suoi quadri. Cristallizzato nella sua inutilità. Sono tutti molto seri. Figure geometriche colorate e vestite. Qualcuno però sorride, come le ballerine quassù, ma sono sorrisi beffardi. Si prendono gioco di chi le osserva, di chi fa pensieri osceni vedendo le loro gambe ed i loro affaccendati piedini, come il signore col cappello.
E Seurat, seduto ad un tavolino nelle retrovie, osserva ogni cosa, sghignazza, immagina una pioggia di puntini che si riversa su quelle persone, si solidifica e le intrappola nel loro mondo dorato. Statue colorate, simulacro della decadenza.
Non riesco a capire come sia possibile che M. preferisca Signac.
De gustibus, sì.
by VerdeEtViola | commenti (2) | commenti (2)(popup)
Link | categoria:arte, parigi, pointillisme, vie en rose
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