mercoledì, 09 maggio 2007,15:44


So che non dovrei iniziare ogni mio post con un'immagine, ma so anche che il concetto di 'ogni' impallidisce di fronte ai tre laconici micro-monologhi, che per ora occupano questo blog.
Non so perché ho scelto Seurat. Sarà che più che gelido, lo trovo meravigliosamente sarcastico. Se ne sta lì, con tutti i suoi puntini a guardare Parigi, le sue Cocottes impiastricciate, i suoi signori baffuti, le sue bettole, le sue alcove. Sghignazza, osserva luci e vetrine. Lo immagino un po' Flaneur, monsieur Seurat. E poi ritrae giornate piene di sole sulla Grand-Jatte, donne con scimmiette, bagnanti bianchi e rosa in canottiera e cappelli di pelle, circhi sbrilluccicanti e ballerine dalle mani minuscole. E' tutto così immobile, nei suoi quadri. Cristallizzato nella sua inutilità. Sono tutti molto seri. Figure geometriche colorate e vestite. Qualcuno però sorride, come le ballerine quassù, ma sono sorrisi beffardi. Si prendono gioco di chi le osserva, di chi fa pensieri osceni vedendo le loro gambe ed i loro affaccendati piedini, come il signore col cappello.
E Seurat, seduto ad un tavolino nelle retrovie, osserva ogni cosa, sghignazza, immagina una pioggia di puntini che si riversa su quelle persone, si solidifica e le intrappola nel loro mondo dorato. Statue colorate, simulacro della decadenza.
Non riesco a capire come sia possibile che M. preferisca Signac.

De gustibus, sì.
by VerdeEtViola | commenti (2) | commenti (2)(popup)
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