lunedì, 17 novembre 2008,12:32
L'annullamento dell'icona è la conseguenza naturale del profondo mutamento che l'arte ha subito nel XX secolo. La fotografia prima, cinema e televisione poi, hanno portato il bombardamento d'immagine subito dalla gente a livelli estremi e difficilmente controllabili. Rendere aniconico cià che fino all'invenzione dei nuovi mezzi era iconico è stata l'ultima ed unica scelta coerente per garantire una certa sopravvivenza all'arte, oltre alla sua sacralizzazione, ovviamente. Ma quest'ultima non è altro che la continuazione ideale di un processo più lungo, figlio del Romanticismo e della successiva cultura simbolista.




Sì ma...Embè?
Me la suono e me la canto da sola, e me ne compiaccio, ghgh.
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lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

domenica, 13 aprile 2008,18:00
Una torre tutta di alabastro, platino e velluto, la cui inclinazione è di circa 5 metri. Questo nuovo rifugio che mi son trovata funziona a meraviglia. E lo sento così vicino, così facilmente raggiungibile. Invece ci sarà da ridere, e tanto: mi aspetto il peggio.

Peccato che tra me e quella torre di alabastro, platino e velluto ci siano migliaia di gradoni di porfido non sbozzato, piogge di cubilia e lapilli, cascate di fogli a quadretti.

Via da qui, diamine.
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giovedì, 13 marzo 2008,20:29
sono nerd e vecchia, lo so

C'è che in teoria dovrei annegare nelle mie magagne, eppure proprio non riesco a farmi gli affari miei. Ragion per cui mi preoccupo a destra e mi faccio prendere dalla tristezza a manca, farcisco tutto con manie di persecuzione, complotti, paranoie ed ignobile paraculaggine. E mi ritrovo alla fermata dell'autobus immersa in pensieri deprimenti su cose che NON mi riguardano assolutamente, mentre il lettore mp3 passa I must leave London.
Sembra quasi un déjà vu.
Eppure questa situazione è così maledettamente triste che vorrei tanto essere in grado di sfornare aforismi e mezze frasi calde e confortanti. O magari di trovare citazioni letterarie adatte, preferibilmente accompagnate da smaglianti sorrisoni ed emblematiche fughe.
Non lo so, mi piacerebbe fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il punto è che sono proprio l'ultima persona che dovrebbe interessarsi a tutto questo.
E che sentirmi dire che effettivamente la cosa non mi deve riguardare mi ucciderebbe.
Egocentrica, eh?

No, la stele di Rosetta non aiuterà a tradurre questo post, non provateci neppure, miei cari lettori inesistenti.


domenica, 03 febbraio 2008,13:50
una sola parola: divertissement!

Ed ora sono così entusiasta che correrei per tutta la città urlando a squarciagola, e con le braccia spalancate.
mercoledì, 16 gennaio 2008,14:36
La verità è che adesso che ho raggiunto questo piccolo, minuscolo traguardo, mi sento intellettualmente onnipotente. Non credo di esagerare dicendo che erano anni che cercavo di riordinare in maniera organica le mie conoscenze, per poi soccombere sempre sotto i colpi di Pigrizia e Inedia.

E ci è voluto il secondo anno di università perché mi decidessi. O meglio, perché ragioni accademiche mi costringessero a farlo, ma per lo meno ho cominciato. Presto o tardi sistemerò anche ciò che viene prima degli anni '80 del Settecento; per ora mi accontento di aver sistemato ciò che mi stava più a cuore.
Imparare mi fa sentire una Dea.

Non è incredibile che ora la mia vera, grande paura sia quella di dimenticare ciò che ogni giorno imparo?
Vorrei poter studiare per il resto dei miei giorni. Ininterrottamente.

Mondrian, 1911
Mondrian nel 1911 dipingeva così. E il suo fiore preferito era l'amarillide.
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mercoledì, 16 gennaio 2008,12:46
oh la la


In quella città c'è tutto ciò di cui potrei mai aver bisogno. Acqua, metropolitane jugend, trash, gelide statue che incombono, boulangeries, biciclette, gatti, meraviglia, Arte, la metà destra del mio cuore. Non importa come, non importa quando, ma diventerà mia.
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venerdì, 21 dicembre 2007,21:11
E dire che mi sentivo così adulta, in quelle sere d'estate passate con lo stereo acceso, il balcone spalancato, e discutibili riviste di musica aperte sul mio letto.

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venerdì, 21 dicembre 2007,21:01
Credo che lavorare per vivere sia un po' imbecille dal punto di vista economico. Spero che arrivi il giorno in cui si possa vivere senza essere obbligati a lavorare. Avrei voluto lavorare, ma in me c'era un fondo enorme di pigrizia. Preferisco vivere, respirare, piuttosto che lavorare. la mia Arte è quella di vivere; ogni secondo, ogni respiro è un'opera che non è inscritta da nessuna parte e che non è né visiva né cerebrale. E' una sorta di euforia costante. Io non considero che il lavoro da me realizzato possa avere, nell'avvenire, una qualunque importanza dal punto di vista sociale.
[...] L'Arte non ha un'origine biologica Non è che un giochetto fra gli uomini di tutti i tempi: essi dipingono, guardano, criticano, scambiano e cambiano. Trovano, in tutto questo, uno sfogo ai loro costanti bisogni di decidere fra il bene e il male. Si vive, si dipinge, si è pittori, tutto questo in fondo non vuol dire nulla. Si fa pittura perché si vuole essere, per così dire, liberi. Non si vuole andare tutte le mattine in fabbrica, o in ufficio.
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venerdì, 07 dicembre 2007,23:32
nu


Ed a sorpresa torni, mi fai esplodere le vene e la testa, ed io avrei voglia di piangere dalla gioia.

Ti cercherò ancora, ancora e ancora, fino a consumarmi gli occhi, fino a dannarmi l'anima. Riuscirò a farti vivere in me, a costo di annullarmi.
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