sabato, 14 giugno 2008,20:33
voluptas


Ed infine arrivò il giorno infausto; aveva feticisticamente abusato di materiale scrittorio al punto da ritrovarsi solo polvere tra le mani. Ogni volta che immergeva la mano destra nel sacchetto rosso da cui era solita prelevare le lettere che le servivano, H sentiva scivolare granelli grigi e tondi tra le dita. Solo granelli grigi e tondi. Aveva consumato tutto.  Maiuscole e minuscole, dentali e labiali, in corsivo  e in grassetto. Persino le sue coloratissime vocali, regalo della madre che le aveva trovate tra le cianfrusaglie di un rigattiere di campagna poco prima che H nascesse, avevano lasciato il posto a sabbietta grigia e tonda.
Aveva temuto questo giorno, avrebbe dovuto prevederlo quando toccando le lettere esse risultavano stranamente smussate ed opache. O ancora quando la sua amica P le si sfaldò tra le mani, lasciando un triste occhiello ed un'asta disperata.
H tentò di fronteggiare il problema: per un certo periodo usò esclusivamente le maiuscole, ma essendo più anziane si infiacchirono ben presto, e lei non poteva far altro che osservare il lento disfacimento delle sue dilette N, Q, G e della sua preziosissima R. Disperata, cominciò a scrivere lentamente, esercitando sul foglio quanta meno pressione possibile. Il suo Polso pulsava, fremeva, resisteva stoicamente al dolore che quelle rotaie arrugginite gli procuravano; ma - ed era inevitabile - dopo pochi minuti di eroici sforzi si abbandonava alle virginali e candide fibre della carta, sporcandole di voluttuose quanto compromettenti curve d'inchiostro. E nel frattempo il contenuto del sacchetto rosso lentamente soccombeva, sotto i colpi ciechi e golosi  del famelico Polso. Per rallentare quanto più possibile l'usura delle lettere, la sventurata H utilizzò altri alfabeti. Quello greco si consumò dopo qualche giorno, il cirillico durò un paio di mesi, quello ebraico resistette per quasi un anno. Disperata, H cominciò a scrivere usando le poche lettere che le rimanevano. Xxxxxx zzbbb òòòùè yyyyfffffffff ww.
Ma il luttuoso giorno giunse puntuale, e vestito a festa. Lunghe furono le notti immediatamente successive, insonni. Il polso di H continuava a muoversi convulsamente, cercando di tracciare nell'aria un qualsiasi tipo di lettera. Inutilmente, perché ormai non ne esisteva più nemmeno una. Solo numeri. Ma a forza di scrivere la data del giorno in cui aveva perso tutte le lettere, l'ingordo polso di H finì per consumare anche qu--
domenica, 12 agosto 2007,23:24
Storage


D sedeva nel magazzino polveroso. Molti sacchi erano ancora ben chiusi, altri si appiattivano, liberandosi silenziosamente del loro contenuto. C'erano pozzanghere bianche, brutalmente sporcate dalla polvere, in ogni angolo. La luce filtrava dalle crepe del legno, lasciando intravedere comitive di Pyralis farinalis svolazzanti e densissime nuvole di farina. Non vi era nulla, in quella stanza, che non fosse stato ricoperto dal bianco e lezioso corredo di quella vanitosa ed impalpabile signorina. Le mani di D si tuffavano continuamente nei sacchi aperti. Talvolta cercava di scolpire qualcosa, ma le spigolose montagnine collassavano su loro stesse prima ancora di assumere una Forma.
D non si annoiava mai, sapeva riconoscere ogni farfallina dal modo di volare. Le piaceva pensare di essere stata cresciuta da loro, in quella stanza legnosa.
by VerdeEtViola | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:racconti, nonsense, argh
giovedì, 28 giugno 2007,14:11
Balcone
Il balcone è un'invenzione Rinascimentale, così mi pare di ricordare.


Chissà se la vecchia del piano di sotto è davvero pazza. Vecchia lo è di sicuro. Il balcone è il suo Regno. Ricordo che, quando ero una brava bambina, una volta la aiutai a portare le buste della spesa.Era ancora abbastanza dinamica, aveva i capelli corti e tinti di marrone chiaro. Non credo di averla più vista fuori casa, da allora. Mi benedisse, io ne fui orgogliosa. Fu solo anni dopo che decisi di imputare a quella benedizione la colpa di essere diventata com'ero. Però poi il muso ingrugnito della moglie del portiere mi fece cambiare idea, era stata indubbiamente lei, ad impedirmi di trasformarmi in una meravigliosa ed agile farfalla. Poi, a casa della mia nonna paterna, ruppi uno specchio, e mi convinsi che se le cose erano finite in quel modo, fu senz'altro per colpa dei sette anni di sfortuna, ma questa è un'altra storia.

La vecchia, sì.

E' che mi diverto ad immaginare la vita delle persone. Chissà se è demenza senile, alzheimer, semplice rimbambimento od altro. Quello che ho notato, è che cerca sempre di attaccare bottone con gli sventurati che sono affacciati al balcone o alla finestra, come lei.
Chiede continuamente che giorno è, forse non ha calendari in casa, magari non sa leggere. Magari casa sua è una specie di grotta, col pavimento disseminato di paglia e sterpaglie vecchie. Potrebbe essere arredata in maniera squallida, una specie di camera d'albergo a una stella. O magari è una classica casa da Vecchietta: quadri floreali alle pareti, foto in bianco e nero, cuscini lisi , centrotavola in merletto ad ogni angolo, odore di minestrone nell'aria, argenteria annerita. Sono sicura che la casa sia apparentemente pulita, ma con sporcizia appiccicosa che spunta dappertutto.
Vive da sola, di questo sono assolutamente convinta. Ogni tanto sul suo balcone c'è un circacinquantenne brizzolato che fuma sigarette, e un paio di volte ho anche visto una signora bionda, credo siano i suoi figli. E se gestisse una casa chiusa? Quelle persone potrebbero essere gli amministratori delegati che vanno a trovarla per fare il punto della situazione. O magari sono due sconosciuti che approfittano della sua vecchiaia per spillarle dei soldi.
Si arrabbia spesso, la vecchia pazza. Appena qualcuno fa qualcosa che la infastidisce, comincia ad urlare, con il suo vocione impastato ed il suo napoletano sconnesso. Improperi, lamentele, richieste di punizioni divine, a tutte le ore. Ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. Certe volte lancia anche oggetti dal balcone.
Una volta, mi è parso che dicesse che avrebbe bisogno solo di un po' di compagnia, ma di rado riesco a distinguere delle parole vere e proprie, in quelle urla insensate.

Una volta ho sognato che entava in camera mia, enorme ed in biancheria intima, per derubarmi.
by VerdeEtViola | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:racconti, amenità varie
mercoledì, 06 giugno 2007,13:49

Dopo aver rimpinguato il suo conto in banca, ed eliminato dal suo corpo pelio superflui di sorta, Ella chiese al Genio della Làmpada di porre fine ai suoi problemi di linea.
Il genio la accontentò, e in men che non si dica, la Fanciulla imparò a tracciare linee perfette. Ma il prodigio non si limitava alle linee. Ella era infatti diventata capace di disegnare figure geometriche perfette. Venne presto assoldata dai più insigni luminari del mondo, che la esibivano orgogliosamente nei loro prestigiosi convenli internazionali.
Ella guadagnò una cifra tale da potersi permettere una liposuzione totale.

Morale della favola: I segnalibri non hanno un buon senso dell'umorismo.

Vecchio di Coblenza
by VerdeEtViola | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:racconti, nonsense

Heracleum blog & web tools