lunedì, 17 novembre 2008,12:32
L'annullamento dell'icona è la conseguenza naturale del profondo mutamento che l'arte ha subito nel XX secolo. La fotografia prima, cinema e televisione poi, hanno portato il bombardamento d'immagine subito dalla gente a livelli estremi e difficilmente controllabili. Rendere aniconico cià che fino all'invenzione dei nuovi mezzi era iconico è stata l'ultima ed unica scelta coerente per garantire una certa sopravvivenza all'arte, oltre alla sua sacralizzazione, ovviamente. Ma quest'ultima non è altro che la continuazione ideale di un processo più lungo, figlio del Romanticismo e della successiva cultura simbolista.




Sì ma...Embè?
Me la suono e me la canto da sola, e me ne compiaccio, ghgh.
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martedì, 21 ottobre 2008,14:34

"Who’s got the sweetest disposition?

One guess, that’s who?
Who’d never, ever start an argument?
Who never shows a bit of temperament?
Who's never wrong but always right?
Who'd never dream of starting a fight?
Who get stuck with all the bad luck?  
No one but Donald Duck ME!



Keira Knightley
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martedì, 16 settembre 2008,12:18

Ciao Rick.

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martedì, 01 luglio 2008,20:38
Ecco, ora pretendo un gelato alla vaniglia ricoperto di VOV.
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sabato, 14 giugno 2008,20:33
voluptas


Ed infine arrivò il giorno infausto; aveva feticisticamente abusato di materiale scrittorio al punto da ritrovarsi solo polvere tra le mani. Ogni volta che immergeva la mano destra nel sacchetto rosso da cui era solita prelevare le lettere che le servivano, H sentiva scivolare granelli grigi e tondi tra le dita. Solo granelli grigi e tondi. Aveva consumato tutto.  Maiuscole e minuscole, dentali e labiali, in corsivo  e in grassetto. Persino le sue coloratissime vocali, regalo della madre che le aveva trovate tra le cianfrusaglie di un rigattiere di campagna poco prima che H nascesse, avevano lasciato il posto a sabbietta grigia e tonda.
Aveva temuto questo giorno, avrebbe dovuto prevederlo quando toccando le lettere esse risultavano stranamente smussate ed opache. O ancora quando la sua amica P le si sfaldò tra le mani, lasciando un triste occhiello ed un'asta disperata.
H tentò di fronteggiare il problema: per un certo periodo usò esclusivamente le maiuscole, ma essendo più anziane si infiacchirono ben presto, e lei non poteva far altro che osservare il lento disfacimento delle sue dilette N, Q, G e della sua preziosissima R. Disperata, cominciò a scrivere lentamente, esercitando sul foglio quanta meno pressione possibile. Il suo Polso pulsava, fremeva, resisteva stoicamente al dolore che quelle rotaie arrugginite gli procuravano; ma - ed era inevitabile - dopo pochi minuti di eroici sforzi si abbandonava alle virginali e candide fibre della carta, sporcandole di voluttuose quanto compromettenti curve d'inchiostro. E nel frattempo il contenuto del sacchetto rosso lentamente soccombeva, sotto i colpi ciechi e golosi  del famelico Polso. Per rallentare quanto più possibile l'usura delle lettere, la sventurata H utilizzò altri alfabeti. Quello greco si consumò dopo qualche giorno, il cirillico durò un paio di mesi, quello ebraico resistette per quasi un anno. Disperata, H cominciò a scrivere usando le poche lettere che le rimanevano. Xxxxxx zzbbb òòòùè yyyyfffffffff ww.
Ma il luttuoso giorno giunse puntuale, e vestito a festa. Lunghe furono le notti immediatamente successive, insonni. Il polso di H continuava a muoversi convulsamente, cercando di tracciare nell'aria un qualsiasi tipo di lettera. Inutilmente, perché ormai non ne esisteva più nemmeno una. Solo numeri. Ma a forza di scrivere la data del giorno in cui aveva perso tutte le lettere, l'ingordo polso di H finì per consumare anche qu--
lunedì, 09 giugno 2008,16:38
Vabbè, tanto ormai questo blog è diventato un lamentoio postadolescenziale persino peggiore di quello che avevo prima, ma che per fortuna - e il mondo intero non smetterà mai di ringraziarmi abbastanza - ho deciso di rendere privato, così che la sottoscritta possa essere davvero l'unica abbastanza masochista da navigare in certe paludi miasmatiche.
Speravo che l'esperienza su una piattaforma diversa, frequentata da gente diversa - e sconosciuta - mi sarebbe stata utile, in qualche misura, a smetterla di scrivere determinate stronzate. Volevo fare qualcosa di diverso, in genere coi blog come questo mi ci soffio sarcasticamente il naso. Eppure da brava cretina ci son ricascata. Ah ah, grasse risate.
Comunque sia, è andata, tanto vale utilizzare questo inutile spazio ormai contaminato per far girare i miei coglioni in libertà, cosicché possano prendere un po' d'aria fresca e brucare un po' di erbette di campo gusto diossina.

Sono letteralmente STANCA del viscidume di certe persone. Gente che per sembrare meno putrida e informe si avviluppa nel pizzo sangallo. Carino, fashion, senza ombra di dubbio, ok. Ma certi sotterfugi mi fanno schifo. Certa gente è decisamente figlia di questa città. Vogliono rimanere qui, aggrappati alle puzzolenti e avvelenate sottane della mamma? Facciano pure, io GODO della loro pochezza.
Sono stanca anche di altre cose, le solite, in linea di massima. Solo che oggi les habitudes mi fan girare i coglioni quasi più della putredine, tanto per citare quel figo dell'assistente del mio prof di Discipline dello Spettacolo.
E sono stanca degli omuncoli  patetici. Uno in particolare. Errore di valutazione imperdonabile da parte mia, ma che mi ha ribadito una lezione che avevo ingenuamente pensato di mettere da parte. Ora però me la sono tatuata ovunque, non la scordo più: gli omuncoli patetici sono patetici e basta, non c'è nient'altro dietro. Sciocco, da parte mia, sopravvalutare tanto una persona. E' triste esattamente come tutti gli altri, e forse ha persino meno dignità. Verme, patetico verme.

E sono stanca della mia ignavia, cazzo se sono stanca. E della mia pigrizia, cristo santo. E del mio orgoglio. Potrei pure alzare la cornetta e chiamare A, ma la verità è che se mi esponessi e in cambio ricevessi strafottenza e non quello che in realtà mi avrebbe spinto a chiamarlo, ne  uscirei sconfitta su tutta la linea. Umiliante, diventerei peggio degli omuncoli patetici.

Vaffanculo, oggi corrodo.

E poi che cazzo ci faceva sotto casa mia quella 127 rossa con l'adesivo bruciato sul lunotto posteriore?
sabato, 03 maggio 2008,23:51
C'è che anche oggi non ho concluso assolutamente nulla, e continuo a dare la colpa al mio morente evidenziatore ed al suo sempre più anemico tratto rosa. Però va bene così, dai. In fin dei conti mi sto rilassando un po', e in questo non c'è assolutamente nulla di male, almeno credo.
Diciamo che in linea di massima avrei bisogno di stare un po' da sola, ma nel vero senso della parola, non in una camera da letto semicomunicante con uno studio perennemente abitato da qualcuno. Mi piacerebbe passare una di quelle giornate completamente solitarie che tanto amo, ma che da un anno a questa parte rappresentano solo fugaci momenti di sollievo in una situazione che in realtà è abbastanza opprimente. E invece fino a lunedì prossimo, a quanto pare, ciccia. Ancora una volta.

C'è che sono sorprendentemente serena, nonostante la serata abbia imboccato più volte sentieri abbastanza ripidi e ciottolosi, per i miei standard.
C'è che stanno venendo fuori un sacco di grovigli contraddittori che non sono assolutamente in grado di districare. Sono ignava persino nelle mie opinioni, non ho le idee chiare praticamente su nulla. Ma sono serena, e questo non è decisamente un post sarcastico.

Eppure le cose stanno cambiando: oggi più che mai sento il bisogno di confrontarmi, di capire quali siano effettivamente le mie idee ed in cosa consistano i miei ideali. Ma anche questa è una contraddizione perché, a dirla tutta, confrontarmi con la realtà è una cosa a cui non tengo affatto, tanto per dirla cinematograficamente.
In effetti non è vero che son rimasta bruco: col passare degli anni mi sono impupata in un bozzolo sempre più spesso e fitto, che mi ha reso completamente incapace in molte, se non in tutte le cose (evvai, stasera le citazioni cinematografiche si susseguono like waves on the shore). Cose con cui  devo scontrarmi inevitabilmente ogni giorno, e che fanno anche un po' male.  Ma continuo ad essere serena, e la cosa mi sembra ancora più strana.

E la cosa più incredibile è che sono serena anche quando mi trovo a constatare quanto effettivamente cambino nel tempo i sentimenti delle persone intorno a me. Un tempo ne sarei morta, adesso ne prendo atto, e quasi mi vien da ridere. Non è vero che gli altri cambiano ed io resto la stessa: continuo a produrre filamenti setosi ed appiccicosi, e continuo ad attorcigliarmeli addosso. Il groviglio si infittisce, presto si indurirà.

E nonostante tutto sono serena.
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venerdì, 28 marzo 2008,13:38
Ode al Companatico.
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