lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

sabato, 14 giugno 2008,20:33
voluptas


Ed infine arrivò il giorno infausto; aveva feticisticamente abusato di materiale scrittorio al punto da ritrovarsi solo polvere tra le mani. Ogni volta che immergeva la mano destra nel sacchetto rosso da cui era solita prelevare le lettere che le servivano, H sentiva scivolare granelli grigi e tondi tra le dita. Solo granelli grigi e tondi. Aveva consumato tutto.  Maiuscole e minuscole, dentali e labiali, in corsivo  e in grassetto. Persino le sue coloratissime vocali, regalo della madre che le aveva trovate tra le cianfrusaglie di un rigattiere di campagna poco prima che H nascesse, avevano lasciato il posto a sabbietta grigia e tonda.
Aveva temuto questo giorno, avrebbe dovuto prevederlo quando toccando le lettere esse risultavano stranamente smussate ed opache. O ancora quando la sua amica P le si sfaldò tra le mani, lasciando un triste occhiello ed un'asta disperata.
H tentò di fronteggiare il problema: per un certo periodo usò esclusivamente le maiuscole, ma essendo più anziane si infiacchirono ben presto, e lei non poteva far altro che osservare il lento disfacimento delle sue dilette N, Q, G e della sua preziosissima R. Disperata, cominciò a scrivere lentamente, esercitando sul foglio quanta meno pressione possibile. Il suo Polso pulsava, fremeva, resisteva stoicamente al dolore che quelle rotaie arrugginite gli procuravano; ma - ed era inevitabile - dopo pochi minuti di eroici sforzi si abbandonava alle virginali e candide fibre della carta, sporcandole di voluttuose quanto compromettenti curve d'inchiostro. E nel frattempo il contenuto del sacchetto rosso lentamente soccombeva, sotto i colpi ciechi e golosi  del famelico Polso. Per rallentare quanto più possibile l'usura delle lettere, la sventurata H utilizzò altri alfabeti. Quello greco si consumò dopo qualche giorno, il cirillico durò un paio di mesi, quello ebraico resistette per quasi un anno. Disperata, H cominciò a scrivere usando le poche lettere che le rimanevano. Xxxxxx zzbbb òòòùè yyyyfffffffff ww.
Ma il luttuoso giorno giunse puntuale, e vestito a festa. Lunghe furono le notti immediatamente successive, insonni. Il polso di H continuava a muoversi convulsamente, cercando di tracciare nell'aria un qualsiasi tipo di lettera. Inutilmente, perché ormai non ne esisteva più nemmeno una. Solo numeri. Ma a forza di scrivere la data del giorno in cui aveva perso tutte le lettere, l'ingordo polso di H finì per consumare anche qu--
lunedì, 25 febbraio 2008,18:19
E' che in effetti mi sento completamente a mio agio, tra quelle strade un po' snob.
Immaginavo di passare sotto archi di legno, su strade lastricate di porfido e coperte di petali di rosa. Putti alati che reggevano festoni e ghirlande, sfilate di vestigia, pannelli dipinti e bottini di guerra. Suonatori di tromba, auleti e danzatrici. Folla festante e isteria generale.


Poi una Vittoria alata mi ha incoronato, ed il mio smisurato nonché spaventosamente tronfio ego è stato finalmente soddisfatto.
domenica, 03 febbraio 2008,13:50
una sola parola: divertissement!

Ed ora sono così entusiasta che correrei per tutta la città urlando a squarciagola, e con le braccia spalancate.
martedì, 06 novembre 2007,20:44
C'è un motivo per cui adoro fare il tragitto università-casa da sola, senza parlare con nessuno.
Ed ora ne ho avuto conferma. Oh sì.
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venerdì, 25 maggio 2007,13:59
Credo sia carino inserire in questo blog qualche informazione sulle mostre che mi trovo a visitare di tanto in tanto, anche perché in fondo, costituiscono il mio pane quotidiano.


Etruschi
Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala
21 Aprile/4 Novembre 2007


Questa mostra è stata una piacevole sorpresa, nell'ambito del mio ancor più piacevole soggiorno a Siena. Il complesso museale è proprio di fronte al Duomo, e in quei giorni ospitava anche una seconda expo, Pulcherrima Res - preziosi ornamenti dal Passato, vale a dire adorabili gioielli e chincaglierie ell'antichità,  che però non ho avuto modo di visitare.
Ma veniamo a noi...
Il costo del biglietto è generalmente di 7 euro, con possibilità di riduzione per gruppi, anziani, bambini e studenti. Al pagamento del biglietto viene distribuito un opuscoletto contenente un glossario, che descrive sommariamente le principali tipologie di reperti che si potranno visionare nel corso della visita. E' possibile noleggiare un'audio-guida, che potrebbe rivelarsi piuttosto utile, data la scarsità di informazioni all'interno della mostra stessa.
Un intero piano è stato dedicato all'esposizione della collezione Bonci Casuccini, composta perlopiù da corredi funerari; non mancano informazioni esaustive sulla storia di tale collezione, e di coloro che l'hanno raccolta, nel XIX secolo. I reperti sono parecchi, splendidamente conservati, e delle più svariate tipologie. Numerosissime sono le urne funerarie in pietra fetida, quasi tutte di epoca piuttosto tarda. Non mancano anche sculture, simulacri di divinità, ed oggetti di uso comune (bracieri, incensiere,ornamenti).  Un'ampia parte della mostra è dedicata alla produzione ceramica etrusca. Sono presenti numerosissimi manufatti in bucchero, ceramica nera diffusissima nel Villanoviano e vasi di evidente impronta greca, a figure nere o rosse, tutti di splendida fattura.
Le cose che più mi hanno colpito di questa mostra,  sono state il perfetto stato di conservazione di gran parte dei reperti e l'eleganza dell'allestimento. Certo, la Dea Bendata è stata dalla mia parte, perché son capitata in un orario morto, senza turisti o bambini in gita, che mi hanno fatto godere appieno tutta l'esposizione.
Tuttavia, ahimé, non è tutto oro ciò che riluce. Qualcosa di poco convincente, a onor del vero, l'ho trovata ed è anche piuttosto seria. Sto parlando della difficoltà di reperire informazioni storiche e tecniche sugli oggetti esposti. Tutt'ora ho dei dubbi sull'iconografia generale delle urne. Per non parlare della scarsità di informazioni generali sugli Etruschi stessi, su cui comunemente si sa così poco. In fondo si trattava di una mostra dedicata agli Etruschi, non a coloro che ne hanno raccolto i reperti...
Certo, se avessi noleggiato un'audio-guida, forse molti dei miei dubbi si sarebbero risolti da soli, però io sono profondamente convinta del fatto che spetti al visitatore scegliere se e come visionare una mostra (uh, com'è cacofonica quest'ultima frase...), e che quindi certe informazioni debbano essere messe a disposizione di tutti, con e senza audio-guida.
Comunque è una mostra molto interessante, che vale la pena di vedere.

Voto: 6

cheeri-o
lunedì, 21 maggio 2007,19:10
Un attimo prima sei piena di aspettative, non fai che pensare alle innumerevoli, peccaminose porte che si aprono sul tuo cammino, e un attimo dopo ti ritrovi su un treno pieno di borghesucci come te a disegnare discutibili caricature di Amor Sacro e Amor Profano. Dev' essere quella cosa che chiamano CICLICITA' . Io la chiamo STRONZATA. Non capisco proprio perché il tempo debba passare così in fretta, le pagine neanche ne rendono l'idea. Per questo forse sto trascrivendo tutto qui. Niente pagine, niente calligrafie sconquassate, niente di niente.
by VerdeEtViola | commenti | commenti (popup)
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