lunedì, 25 agosto 2008,14:20
Suppongo sia il caso di buttare giù due righe.

Giorni talmente belli che parlarne ne sciuperebbe il ricordo.
No dai, la verità è un'altra: sono talmente pigra da cercare scuse poetiche per non sprecare preziose energie scrivendo.

C'è ben poco da dire. Ho staccato la spina, visto luoghi, sentito odori (non credo di aver mai desiderato di svaligiare una salumeria alle 9 del mattino così ardentemente come in quei giorni).
Ho visto quadri, tanti. E belli. E marmo bianco, gesso, pietra, legno, vetro. Per un attimo mi sono ricordata perché ho intrapreso certe strade, e che c'è tanto di quel lavoro da fare che non posso assolutamente adagiarmi. Non nego di essere rimasta un po' scoraggiata dalla scarsità di informazioni che mi tornavano alla mente, ma avrò tempo di rivedere tutto, ricordare tutto, imparare.

Ho visto la sua tomba, ho lasciato un bigliettino che spero sia stato spazzato via dal vento quanto prima. Diamine, ora avrei talmente tante  cose più intelligenti, sensate e intime da scrivere su quel pezzo di carta.  Però quel GRAZIE lo scriverei comunque, altre centinaia di volte. Comunque andrò a trovarlo ogni volta che tornerò in città, ho tutto il tempo che voglio, riuscirò a dirgli tutto. E' che quando si è in compagnia certe cose risultano difficili, imbarazzanti, sciocche e infantili. Anche davanti alla persona più speciale del mondo.

E poi ho voglia di rispolverare il mio kit della piccola dilettante. Disegnare, scolpire (ah ah grasse risate). Se solo sapessimo in che direzione muoverci.

Diamoci da fare M, lasciamolo 'sto benedetto segno.

venerdì, 21 dicembre 2007,21:11
E dire che mi sentivo così adulta, in quelle sere d'estate passate con lo stereo acceso, il balcone spalancato, e discutibili riviste di musica aperte sul mio letto.

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giovedì, 08 novembre 2007,16:29
Flora Farnese

Parlare con quell'uomo mi mette sempre di buon umore. E c'è chi lo chiama clochard.

Le mattinate dovrebbero essere tutte così.

Valà che qualcuno come me ogni tanto si trova, forse un po'  meno contorto, ma si trova.

Lo sguardo dell'Eracle Farnese mi ha completamente svuotata. E' terribile.

Mi piace avvicinarmi alle statue così tanto da sentirle incombere. Pesanti, gelide, meravigliose, dolorose spade di Damocle. Se mai dovessi morire, mi piacerebbe che accadesse venendo schiacciata dalla Flora Maggiore.


lunedì, 03 settembre 2007,15:25

E' un po' come accade con Pippo: non potrei sostituirlo e quindi non me ne disferò mai. Vale anche per questo minidisc. Lo custodirò gelosamente, per sempre. Perché non si deve dimenticare. Ascolterò quelle note ogni volta che vorrò, sempre con lo stesso cuore in gola. Rivivrò. Come tre anni fa. La luce di Settembre sarà sempre uguale, ogni anno. E questo basterà.

Certe cose non devono svanire. Anche se i ricordi gocciolano via, di anno in anno.
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venerdì, 03 agosto 2007,13:56
E poi si torna indietro. Si cade, ci si spella. Le membra si arrossano e si gonfiano. Ma questa non è colpa del Fango. Il problema è che riesco a guardare con ludicità alle cose solo quando è troppo tardi. E quando posso pentirmene, e detestarmi. Mi ero adagiata, continuo a fossilizzarmi su quella solita storia, ormai ne conosco ogni battuta, basta così.

Non vale davvero la pena di sciupare qualcosa di così perfetto solo per degli sciocchi capricci.
Si ricomincia. Tutto.

the roof of surprises
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domenica, 15 luglio 2007,01:18
Sì, va bene sognare porti, pontili, aquiloni e praticelli, ma avrò pure bisogno di un posto in cui tornare la sera.

home


Mi piacerebbe vivere in uno spazioso monolocale, magari separato da paraventi, ma andrebbe bene anche un tramezzo in muratura tra la cucina ed il resto dell'appartamento (all'occorrenza potrebbe fare da bancone, il che fa molto chic). Mi piacerebbe fosse colorata, con tante serigrafie alle pareti. Ma anche ritagli, collages, locandine e cianfrusaglie appese. Ancora sogno un paio di scarpette rosse in perfetto stile Dorothy, inchiodato al muro, magari sopra alla libreria. Cuscini, magari un gatto. Non vedo computer su scrivanie, al massimo un discreto notebook. Peccato che proprio non lo voglia, un pc portatile. L'ideale sarebbe un mobiletto a scomparsa.
Il letto dovrebbe essere matrimoniale, colorato, grazioso, comodo. Perché no? A soppalco sarebbe perfetto, anche se ho ancora le mie riserve sulla stabilità di letti del genere. E tre guanciali. Lenzuola carine, decorate, morbide. Piumone, mai pleid. Ogni tanto mi piacerebbe anche vederci riposare un genovese, su quel letto.
Un divano in cui sprofondare, magari proprio sotto al soppalco del letto. Cuscini colorati, una coperta di pile, possibilmente in tinta coi cuscini. Mi piacerebbe portare le mie due Tolomeo, e magari anche lo specchio di Man Ray.
Vorrei balcone sui cui tenere un piccolo stenditoio, qualche cestino di vimini e la cassetta del gatto. Magari anche una finestra, sul cui davanzale tenere un vasetto di gerani, ed uno di basilico. Però ogni apertura sul mondo esterno dovrà necessariamente essere munita di zanzariera a tenuta stagna, questo è indubbio.

Comunque, pur di vivere da sola, accetterei pure una casa arredata da una zitella ultrasettantenne.
Certo, di notte darei fuoco ai merletti delle tende, ma in fondo che importa?
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sabato, 16 giugno 2007,14:01
Sogno un pontile di legno e pietra, consumato ed unto dalla salsedine. File di bitte su cui sedermi, mantenendomi il cappello per non farlo volar in acqua. Sogno le tre del pomeriggio, un cestino di frutta, sogno il pacifico urtarsi delle barche, lo sciabordio dell'acqua sugli scafi. Sogno gabbiani che scrutano le barche, appollaiati sui loro pali. Ogni tanto uno di loro si alza e vola via. Forse vuole cercare qualcosa da mangiare, forse ha visto qualcosa d'interessante. Sogno un venticello tiepido, di quelli che fanno svolazzare le gonne. Sogno di guardare il riflesso del sole sull'acqua fino alle lacrime. Mi piace fissare la luce fino a quando gli occhi cominciano a lacrimare e bruciare. Sogno ammassi di pesciolini che si accapigliano per un dente di leone caduto in acqua. Sogno quegli arpeggi, la corsa a piedi nudi sul prato. Sogno di cadere sull'erba, di rotolarmici come una ragazzina, di fare corone di fiori.E di starnutire. Ora sono seduta sulla riva del fiume, se aguzzo la vista vedo gli alberi delle barche. Sogno nuvolette bianche che si rincorrono, fiorellini gialli, api, farfalle.




Sogno, sogno, sogno.


La metà sinistra del mio cuore
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giovedì, 14 giugno 2007,17:56
I lost myself on a cool damp night
I gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree

I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
And be what I want to be

When I think more than I want to think
Do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because it brings me back you

Lilac wine is sweet and heady,
Like my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Like my love

Listen to me, I cannot see clearly
Isn't that she, coming to me
Nearly here

Lilac wine is sweet and heady,
Wheres my love
Lilac wine, I feel unsteady,
Wheres my love

Listen to me, why is everything so hazy
Isnt that she, or am I just going crazy, dear

Lilac wine, I feel unready for my love
Feel unready, for my love.
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martedì, 12 giugno 2007,11:47
A parte che devo essere davvero scema, a commuovermi per dei germogli di lenticchia.
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sabato, 02 giugno 2007,21:56

Everyday it's a-gettin' closer

Goin' faster than a rollercoaster
Love like yours will surely come my way
A-hey, a-hey-hey

Everyday it's a-gettin' faster
Everyone said, "Go ahead and ask her"
Love like yours will surely come my way
A-hey, a-hey-hey

Everyday seems a little longer
Every way love's a little stronger
Come what may
Do you ever long for true love from me

Everyday it's a-gettin' closer
Goin' faster than a rollercoaster
Love like yours will surely come my way
A-hey, a-hey-hey

Everyday seems a little longer
Every way love's a little stronger
Come what may
Do you ever long for true love from me

Everyday it's a-gettin' closer
Goin' faster than a rollercoaster
Love like yours will surely come my way
A-hey, a-hey-hey
Love like yours will surely come my way


Caramelle


Sì, perché ci sono momenti in cui mi sento estremamente caramellosa. Tra sogni ad occhi aperti, desiderio di nuove e mirabolanti forme e mele, qualcosa di nuovo ci voleva. Certe volte mi stupisco di  come sia capace di viaggiare, pur rimanendo qui, immobile. Fatto sta che qualcosa si muove. Desiderio di scampagnate con chitarra e motorino, cose che non mi si confanno (si dice così, nevvero?). E' che ho paura di rimpiangerle, un giorno. Vabbè, quel giorno vedrò. Poi basta una canzoncina scema, che sa di caramella, e tutto si colora di rosa appiccicoso e anche un po' marble. Stasera M. mi ha fatto sciogliere. E' così meravigliosamente vulnerabile. Proprio stamattina pensavo che mi sarebbe piaciuto stare in classe con lui, a Genova, tra quelle persone. Però probabilmente sarebbe stato un disastro. Io l'avrei detestato e lui, con ogni probabilità, avrebbe continuato a correre dietro alla Ragazza Preraffaelita. Ogni tanto mi piacerebbe una combriccola anni '80, chitarra, motorino, costumi sgargianti da tre soldi, capelli cotonati e tramonti sabbiosi. Beh che mi piacerebbe anche una combriccola stile Philippe d'Averio. Tanti suoi cloni, papillon sgargianti da tre soldi, capelli cotonati ed occhialini sabbiosi. Forse ho fatto confusione. Sai che carino Philippe d'Averio col costume stile baywatch. L'anno scorso la talpesca e quantomai british prof. Pumpo mi fece i complimenti per lo stream of consciousness che composi. Se leggesse questo mi abbraccerebbe. Brr, meglio che rimpicciolisca il font: non posso correre questo untuoso rischio. Ma perché rovinare una serata così caramellosa con tali, raccapriccianti pensieri? Per fortuna quel postaccio me lo sono lasciato alle spalle, brillantemente direi. Beh, ogni tanto ancora mi perseguita, però scrollo la testa, guardo qualche quadro-scultura-capolavoroindefinito e tutto passa. Che marmaglia. Che poi io le caramelle le detesto. Cioè, perlomeno, non credo che esista un bonbon rosa e lucido capace di rispecchiare l'idea di caramella che ho in testa. Se ci fosse, credo che passerei la vita a nutrirmene. Un po' come la barca di caramella costruita da Willy Wonka in persona. Non Johnny Depp. E nemmeno Gene Wilder. Parlo della creaturina di Quentin Blake. E' tutti i Willy Wonka del mondo. Basta straparlare, vado a caramellare tra le coperte. Siamo a giugno e ancora mi rintano nel piumone. Che roba. Salut.
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